Il passaggio dall'era dei combustibili fossili a quello delle risorse rinnovabili impone un cambio culturale nel modo di spostarsi, di produrre, consumare l'energia e fabbricare le merci
Il passaggio dall'era dei combustibili fossili a quello delle risorse rinnovabili impone un cambio culturale nel modo di spostarsi, di produrre, consumare l'energia e fabbricare le merci 

IL BLOG CURATO DA VINCENZO TRIUNFO

15.03.2019
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"NO COBALTO NO VEICOLI ELETTRICI" LE VERE LIMITAZIONI ALLO SVILUPPO DELLA MOBILITA' ELETTRICA. Ci sarà abbastanza litio ma ci saranno molti problemi per le forniture di cobalto: due studi, uno dell' ADEME e l'altro del JRC segnalano le incognite per il mercato globale delle risorse minerarie impiegate nelle batterie dei veicoli elettrici. I litio è certamente l'elemento più nominato e conosciuto dalle masse per la presenza dello stesso nelle batterie degli smartphone che da anni maneggiamo e pertanto iniziamo la nostra analisi da esso, l’agenzia francese per l’ambiente e l’energia (ADEME, Agence de l’Environnement et de la Maîtrise de l’Énergie) ha pubblicato un documento che analizza le prospettive di questo preziosissimo metallo, sempre più richiesto dalle case automobilistiche per realizzare i potenti accumulatori delle vetture plug-in da ricaricare alla presa di corrente. Le conclusioni del rapporto forniscono un quadro in cui ci sono tesi, rispetto alla sicurezza di avere a disposizione questo elemento nel prossimo futuro, abbastanza contrastanti. Da un lato, evidenziano che anche nello scenario di massima diffusione della mobilità elettrica nel mondo al 2050 – si parla fino al 75% del parco circolante alimentato dalle batterie sul totale – le riserve di litio saranno più che sufficienti a coprire la domanda, e quidni nessun rischio rispetto al potenziale minerario presente sul pianeta. Dall’altro lato, però, viene segnalata una grande criticità  per le forniture di litio dovute a rischi: economico, geopolitico, ambientale, industriale, anche perché diminuirà moltissimo il margine di sicurezza degli approvvigionamenti, dato dal rapporto tra il consumo cumulato di questo metallo e le sue risorse attuali nei diversi paesi. Una delle maggiori criticità, sembrerebbe provenire dalla notevole concentrazione delle risorse e della produzione di litio a livello internazionale, nel triangolo sudamericano tra Argentina, Bolivia e Cile, infatti, si trova più della metà dei giacimenti mondiali e quella zona vale anche il 50% circa dell’intera produzione industriale di litio. C’è poi da considerare il fenomeno Cina, che, con una politica molto “aggressiva”, si sta già garantendo gli approvvigionamenti di litio, necessari alla realizzazione delle batterie che dovranno alimentare il previsto boom di auto elettriche in Asia. La volatilità dei prezzi, infine, è un altro rischio che incombe sulle forniture di litio, anche se il valore di questa materia prima incide in piccola percentuale (2% circa) sul costo finale delle batterie. Per quanto riguarda il cobalto, invece, lo studio del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea,  evidenzia i potenziali squilibri futuri tra domanda e offerta di questo minerale. Già nel 2020, si legge nel rapporto, la richiesta di cobalto potrebbe superare la sua disponibilità sul mercato, per via del suo crescente utilizzo negli accumulatori per i veicoli elettrici. In media, dal rapporto si evince che il consumo globale di cobalto sarà pari a 220.000 tonnellate nel 2025, per poi salire a 390.000 cinque anni più tardi, di cui circa 108.000 in Europa. Per dare un’idea, al momento la capacità produttiva mondiale delle miniere di cobalto è di circa 160.000 tonnellate/anno, ma anche considerando l’espansione prevista dei vari giacimenti, sarà molto difficile tenere il passo della domanda. Il grafico sotto riassume la situazione attuale e prevista al 2030, con un deficit in costante aumento tra consumi (demand) e forniture (supply)  Tra l’altro, una delle criticità maggiori risiede nel fatto che oltre metà della produzione è in mano a un solo paese, la Repubblica Democratica del Congo (DRT) con relativi problemi di tipo geopolitico e noti problemi di etica, perché nelle miniere non sono rispettati i diritti umani fondamentali dei lavoratori. Considerando che circa un quinto del suo cobalto proviene da piccole miniere artigianali che sfruttano il lavoro minorile, con decine di migliaia di bambini impegnati nelle attività estrattive a mani nude. Un aiuto potrebbe presto arrivare dalla tecnologia blockchain" che permetterebbe di scambiare dati e informazioni su registri virtuali aperti e distribuiti, molto difficili da falsificare grazie ai sistemi informatici impiegati per verificare le transazioni/operazioni lungo la catena. Tra le possibili soluzioni per ridurre la dipendenza della mobilità elettrica dal cobalto, ricorda il JRC, c’è lo sviluppo di nuove ricette chimiche con un minore contenuto di questo elemento (batterie cobalt-free), oltre alla diffusione di sistemi di riciclo/recupero delle batterie usate.
29.01.2019
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IMPIANTO CENTRALIZZATO DI RISCALDAMENTO E DISTACCO DEI CONDOMINI L’ultima normativa, emanata il 18 giugno 2013 con la Legge n° 220/2012 recante "Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici", prevede, per quanto riguarda la questione del distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato, che, senza dover attendere il benestare dell'assemblea di condominio, "Il condomino può rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma”. Inoltre, colui che è intenzionato al distacco dall’impianto centralizzato dovrà considerare i seguenti aspetti: ·         necessità di produrre un’apposita perizia tecnica ·         necessità di partecipare comunque a determinate spese condominiali ·         obbligo di dotarsi di canna fumaria nel caso voglia utilizzare un impianto autonomo diverso da pdc (es. caldaia a condensazione) per la produzione di calore La perizia tecnica dovrà essere redatta da un tecnico abilitato e specializzato, e la stessa dovrà attestare che tale operazione non provochi conseguenze agli altri condomini del fabbricato. Nel documento devono essere indicati: •             i consumi effettivi dell’impianto •             i consumi ipotizzati dopo il distacco •             l’assenza di potenziali alterazioni negative all’impianto centrale  Inoltre, nel caso di distacco il condomino rimane comproprietario della caldaia comune ed è quindi tenuto a partecipare alle spese per la conservazione, la manutenzione straordinaria e la messa a norma della stessa. Rimarrebbe, quindi, escluso solo dalle spese relative ai consumi e alla manutenzione ordinaria. Ma in realtà cosa s’intende per aggravi di spesa per “gli altri condomini?” Il dlgs. 102/2014 così come modificato dal dlgs. 141/2016, oltre a statuire l'obbligo di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione per i condomini e per gli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata, ha statuito anche, alla lettera d) comma 5 dell'art. 9, quanto segue: d) quando i condomini o gli edifici polifunzionali sono alimentati da teleriscaldamento o teleraffreddamento o da sistemi comuni di riscaldamento o raffreddamento, per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento, il raffreddamento delle unità immobiliari e delle aree comuni, nonché per l'uso di acqua calda per il fabbisogno domestico, se prodotta in modo centralizzato, l'importo complessivo è suddiviso tra gli utenti finali, in base alla norma tecnica UNI 10200 e successive modifiche e aggiornamenti. Ove tale norma non sia applicabile o laddove siano comprovate, tramite apposita relazione tecnica asseverata, differenze di fabbisogno termico per metro quadro tra le unità immobiliari costituenti il condominio o l'edificio polifunzionale superiori al 50 per cento, è possibile suddividere l'importo complessivo tra gli utenti finali attribuendo una quota di almeno il 70 per cento agli effettivi prelievi volontari di energia termica. In tal caso gli importi rimanenti possono essere ripartiti, a titolo esemplificativo e non esaustivo, secondo i millesimi, i metri quadri o i metri cubi utili, oppure secondo le potenze installate. E' fatta salva la possibilità, per la prima stagione termica successiva all'installazione dei dispositivi di cui al presente comma, che la suddivisione si determini in base ai soli millesimi di proprietà. Le disposizioni di cui alla presente lettera sono facoltative nei condomini o gli edifici polifunzionali ove alla data di entrata in vigore del presente decreto si sia già provveduto all'installazione dei dispositivi di cui al presente comma e si sia già provveduto alla relativa suddivisione delle spese. Pertanto, il riferimento per la suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento è la norma UNI 10200:2018. Tale norma stabilisce i principi per l'equa ripartizione delle spese di climatizzazione invernale e acqua calda sanitaria in edifici di tipo condominiale provvisti o meno di dispositivi per la contabilizzazione dell'energia termica. In figura 1, sono riportati i criteri di ripartizione delle spese applicabili ai condomini sprovvisti di sistemi di contabilizzazione e termoregolazione del calore. Figura 1. Criteri di ripartizione delle spese secondo la norma UNI 10200:2018 Come visibile dalla figura, la spesa annua di combustibile connessa al consumo di calore per il riscaldamento va suddivisa in due aliquote: La quota volontaria, riconducibile all’azione del singolo utente La quota involontaria, dovuta alle dispersioni dell’impianto non riconducibile all’azione dei singoli utenti.   La spesa di combustibile dipende dall'energia primaria che bisogna fornire all'impianto per garantire il benessere termico dei condomini allacciati (equivalente al mantenimento della temperatura di comfort all’interno di ciascuna unità immobiliare) e comprende anche le perdite termiche dell’impianto. A sua volta, il prelievo involontario totale deve essere suddiviso tra tutti i condomini in base ai millesimi di riscaldamento calcolati con la metodologia di cui alla norma UNI 10200. Il distacco dell'appartamento di un condomino, seppure azzererebbe l'aliquota di consumo volontario dell'appartamento, lascerebbe inalterate le perdite dell'impianto (che costituiscono il consumo involontario) e la relativa spesa. Pertanto, se tale spesa si dovesse ripartire solo sui condomini allacciati, risulta evidente che l'aliquota a loro carico aumenterebbe, essendo venuta meno una quota, e si ricadrebbe nella situazione di "aggravio di spesa". È altrettanto evidente che tale aggravio, comunque di modesta entità, si annulla se il condòmino distaccato si rende disponibile a versare la sua quota di spesa di consumo involontario. Per effettuare il calcolo della quota a carico del condomino distaccato è necessario, stante il quadro legislativo e normativo vigente, redigere le nuove tabelle millesimali riscaldamento in conformità alla norma UNI 10200:2018. Nelle more, al fine di definire un quantum, da conguagliare eventualmente in futuro, è possibile, in modo semplificato anche se non rigoroso, attribuire la quota involontaria del fabbisogno di energia termica utile dell’edificio utilizzando il coefficiente fHinv, di cui al prospetto 7 della norma (figura 2), pari al 22%. Figura 2. Prospetto 10 norma UNI 10200:2015 Pertanto, per calcolare la quota a carico del condomino che si è distaccato, bisognerà moltiplicare la spesa totale annua di combustibile per tale coefficiente e attribuire la relativa quota secondo la tabella millesimale riscaldamento calcolata. In tal modo, l’eventuale aggravio di spesa derivante dal distacco verrebbe azzerato se corrisposto annualmente dal condomino distaccato.  E’ importante sottolineare che, per quanto sin qui esposto, tale importo andrà ricalcolato ogni anno sulla base del consumo di combustibile annuo del condominio. Tale importo è valutabile solo a consuntivo, essendo strettamente dipendente dalla spesa complessiva di riscaldamento del condominio Ing. Vincenzo Triunfo Esperto Gestione Energia certificato Accredia 0 N° 06_IND e 25 CIV Membro commissione Energia Ordine ingegneri provincia di Napoli CEO +39 Energy srl Milano - Poggio Rusco (MN) - Napoli triunfo@39energy.it – mob +39 3337505973 - +39 0287156336 - +39 0810491723
Attualmente sono presenti all'interno del mondo delle criptocurrencies centinaia di valute digitali e la spina dorsale tecnologica di molte di queste valute è  la famigerata "blockchain",  che possiamo definire come un "libro mastro digitale" delle transazioni. Il processo competitivo di aggiungere blocchi alla catena è  estremamente "intensivo" per ciò che riguarda i calcoli da effettuare e richiede un grande apporto di energia per poter utilizzare processori potenti e veloci in grado di creare i blocchi della catena.  Le criptovalute decentralizzate, e non controllate da un sistema bancario centrale, rappresentano una nuova tecnologia potenzialmente rivoluzionaria per trasferire in modo sicuro denaro o informazioni da un'entità all'altra.  Molte cryptocurrencies, come già detto, utilizzano  blockchain, un registro pubblico, per registrare in modo accurato e continuo transazioni tra molti nodi decentralizzati. Un processo di consenso, o accordo, viene eseguito da coloro che, in gerco tecnico vengono denominati "minatori", i quali, attraverso calcoli ripetitivi usando hardware di computer con prestazioni elevatissime, ingaggiano una sorta di competizione fra di loro. Questa competizione contribuisce all'aumento dell'energia totale richiesta per produrre un nuovo blocco, che a sua volta produce nuove monete (tramite un sistema di ricompensa). Il primo arrivato fra i minatori in competizione, per determinare la "risposta" corretta, aggiunge un nuovo blocco alla catena ed è ricompensato per questo calcolo intensivo di energia con diverse monete appena generate.  Lo scopo principale di questa estrazione competitiva è di mantenere l'integrità della blockchain decentralizzata facilitando i molti milioni di transazioni che avvengono attraverso la cryptonetwork.  Uno studio condotto da due ricercatori dello Oak Ridge Institute for Science and Education, Cincinnati, OH, USA dimostra attraverso una metodologia per calcolare i requisiti minimi di alimentazione di diverse reti di criptovaluta e l'energia necessaria a produrre un valore di risorse digitali in dollari americani (US $) è superirore al valore di energia consumato per l'estrazione mineraria necessaria a produrre un valore di mercato equivalente. Al momento della compilazione dello studio , la capitalizzazione di mercato di Bitcoin era di circa 125 miliardi di dollari, mentre la valutazione del mercato di tutte le criptovalute era di $ 250 miliardi di dollari.  Vale la pena notare che queste stime risalgono al 30 giugno 2018 Dal 1 ° gennaio 2016 al 30 giugno 2018, lo studio stima che il mining di Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Monero abbia consumato in media rispettivamente, per ogni cripovaluta indicata, 17, 7, 7 e 14 MJ per generare rispettivamente un dollaro USA.  Comparativamente, l'estrazione convenzionale di ossidi di alluminio, rame, oro, platino e terre rare ha consumato 122, 4, 5, 7 e 9 MJ per generare rispettivamente un dollaro USA , Pertanto, con l'eccezione dell'alluminio il costo energetico di un bitcoin sembrerebbe essere 3,5 volte quello necessario all'estrazione dell'oro È importante sottolineare che gli autori non hanno condotto un'intera analisi del ciclo di vita dei costi energetici di estrazione dei metalli preziosi.  Ad esempio, un'analisi completa prenderebbe in considerazione il costo delle strade asfaltate verso la miniera, i costi energetici per costruire l'attrezzatura mineraria, come i Caterpillar utilizza e così via. Si sono limitati ai costi energetici più diretti che si trovano in letteratura. Nello studio è riportata anche una forbice di emissioni climaalteranti causate dal  mining per tutte e 4 le criptovalute econ valori da 3 per la meno energivora alle  15 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 per il bitcoin. Tutte queste stime indicano che le criptovalute già consumano una frazione non trascurabile della produzione di energia mondiale. Una comparazione significativa è data dall'energia utilizzata per far funzionare il sistema di pagamento VISA e il sistema bitcoin, il secodno oggi consuma energia per un valore 4 volte il primo! il link della ricerca https://www.nature.com/articles/s41893-018-0152-7.epdf?referrer_access_token=LfLt-tyN7gycoeFHy46nQdRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0NdJEcpPQZqiP9V_5sRM6OFeEt1maRlkYa2rAMRc-x1aQl7SokzPBhFuBWBrHzSU7tcnIzqYuudsGiiO3PoitcCxNLtospps76D2sFti-sZ-HMZnq2hCX4SW3qNVCX-IwqjOIj56ey

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