IL BLOG CURATO DA VINCENZO TRIUNFO

12.09.2018
vincenzo triunfo
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L’ora legale, L’Europa, il risparmio energetico e l’Italia sempre a inseguire Durante il periodo estivo, sotto sollecitazione di alcuni paesi dell’unione, in particolar modo di quelli che si trovano a latitudini superiori a i 45° N, si è svolta una consultazione aperta a tutti i cittadini dell’Unione Europea in merito alla possibile abolizione del cambio dell’ora due volte l’anno. A scanso di equivoci ricordiamo che la cosiddetta “ora legale” è quella in vigore durante il periodo a cavallo tra primavera e autunno (adottata da marzo ad ottobre). Quella “solare” è invece l’ora in vigore da metà autunno a inizio primavera (da ottobre a marzo), che coincide con quella del fuso orario di riferimento. Sebbene i risultati ufficiali definitivi non siano ancora stati pubblicati, (https://ec.europa.eu/info/consultations/2018-summertime-arrangements_it) sbirciando sul portale dell’Unione Europea è possibile consultare quelli preliminari. In sintesi: le risposte ricevute al sondaggio sono state 4,6 milioni (una delle consultazioni con maggior affluenza all’interno dell’UE) e l’84% dei votanti avrebbe optato per l’abolizione del doppio cambio annuale di orario. Il 76% considera infatti il cambiamento come un’esperienza negativa o molto negativa a fronte di pochi vantaggi. Analizzando più approfonditamente il campione di cittadini dell’Unione, che hanno volontariamente aderito al sondaggio, vediamo che coloro che hanno votato sono soprattutto i paesi del Nord Europa. In testa vi è la Germania, dove ha risposto all’appello il 3,79% della popolazione, Seconda e terza posizione per Austria (2,94%) e Lussemburgo (1,78%). In tutti gli altri Paesi ha risposto meno dell’1% della popolazione. L’ Italia, forse per la scarsa informazione, ha partecipato alla consultazione solamente con lo 0,04% della popolazione. Va da se che questa questione è da tempo molto sentita soprattutto dai Paesi nordici. Le motivazioni sono chiaramente dovute alle posizioni geografiche di questi paesi: nel Nord Europa le giornate sono già piuttosto lunghe durante  il periodo in cui è in vigore l’ora legale e quindi i benefici del cambio dell’ora sono piuttosto scarsi. Invece più ci si sposta al Sud e più la differenza di durata della giornata tra estate e inverno si riduce; di conseguenza il fatto di spostare in avanti la lancetta di un’ora permette di sfruttare meglio la luce in quei paesi non troppo a nord proprio di sera. Per avere un’idea più precisa si consideri che il 21 giugno, con l’ora legale, a Roma il sole tramonta alle 20:49, a Berlino alle 21:33, a Stoccolma alle 22:07 e sorge in orari in cui certamente sono poco significativi i numeri relativi alle persone che si svegliano per andare a lavorare. Mentre sorgeva nelle stesse città  il 24 marzo 2018( ultimo giorno dell’ora solare quest’anno) rispettivamente alle 6:07, 6:00, 5:39 e il giorno dopo il sole è sorto in tutte e tre le città un’ora dopo, chiaramente chi si sveglia alle 6 per andare a lavroare si è trovato che per circa un mese si è svegliato di notte ed e sceso di casa nel buio totale. Non deve stupire quindi che anche dalla consultazione è emerso che i Paesi che vogliono tenere il cambio di ora siano soprattutto quelli più a Sud (Cipro, Malta, Grecia e anche il nostro). Può sorprendere un po’ il voto della Spagna ma in questo caso occorrerebbe anche considerare lo spostamento in termini di longitudine e il relativo fuso orario (si pensi che Siviglia e Lecce hanno la stessa ora ma sono separate da 24° di longitudine!). Considerate che le 24  ore di fuso su 360 gradi ci dicono che ogni 15 gradi si dovrebbe spostare la lancetta di un’ora. Tralasciamo la questione psicologica riguardante/gli effetti sulla salute e sull’umore, non avendo competenze in merito e non essendoci comunque un parere unanime dalla comunità medico-scientifica, e concentriamoci sul settore dell’energia. Il principale vantaggio nel cambio dell’ora è sicuramente quello di sincronizzare meglio le attività produttive con le ore di luce. Storicamente, in epoche in cui il costo energetico per illuminare era nettamente più rilevante rispetto ad oggi, si evidenziò che il cambio ora portava ad un risparmio in termini di costi energetici per illuminazione (basti pensare che già se ne discuteva quanto ancora c’erano le candele), ma nel nostro attuale sistema energetico, sarebbe interessante studiare se vi siano differenze significative nei due approcci. A parte tali considerazioni, questo è ciò che sostiene ad oggi la Commissione Europea: “Dalle ricerche emerge che i risparmi energetici complessivi dovuti all’ora legale, pur essendo stati una delle principali motivazioni per il regime attuale, sono marginali.  Inoltre, i risultati tendono a variare a seconda di fattori quali la collocazione geografica”. Ma in Italia, forse l’unico paese in cui esiste una differenza di latitudine tra nord a sud di oltre 10° ed anche di longitudine tra est ed ovest di oltre 10°, ma soprattutto in una posizione in cui le differenze di latitudine sono estremamente significative rispetto alla tematica trattata, che vantaggi porta il cambio d’ora?. Partendo dalle fonti ufficiali, “secondo quanto rilevato da Terna - la società che gestisce la rete elettrica nazionale- dal 26 marzo 2017, primo giorno del 2017 di ora legale,  grazie proprio a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a posticipare l’uso della luce artificiale, l’Italia ha risparmiato complessivamente 567 milioni di kilowattora (quanto il consumo medio annuo di elettricità di oltre 200 mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di CO2 in atmosfera per 320mila tonnellate. Considerando che nel periodo di riferimento un kilowattora è costato in media al cliente domestico tipo circa 19,5 centesimi di euro al lordo delle imposte, il risparmio economico per il sistema relativo al minor consumo elettrico nel periodo di ora legale per il 2017 è stato pari a 110 milioni di euro. Nei mesi di aprile e ottobre si è registrato, e per ciò che prima ho scritto è anche normale, il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, come giugno e luglio, invece, poiché le giornate sono già più lunghe rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità”. Agosto sappiamo essere un mese particolare in cui l’Italia va in ferie per buona parte del mese. In conclusione, analizzato l’attuale quadro, sarebbe forse utile che i nostri rappresentanti al Parlamento Europeo prestassero attenzione alla questione, non essendo così irrilevante per il nostro paese. Ma soprattutto che la consultazione, oramai già avvenuta, avesse avuto maggior risalto per un paese in cui la decisione finale costerebbe diverse decine di milioni di Euro e non mi sembra il caso che in questi periodi di magra tralasciamo anche un solo centesimo di risparmio. Infatti, a fronte di questo risultato, i prossimi passaggi prevedono che la Commissione effettuerà una proposta di cambio al Parlamento Europeo, dove la questione verrà discussa. Staremo quindi a vedere come evolverà la questione. Vincenzo Triunfo Ingegnere, Esperto Gestione Energia certificato Accredia 0 N° 06_IND e 25 CIV Membro commissione Energia Ordine ingegneri provincia di Napoli
06.04.2018
vincenzo triunfo
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Quanto costa e quanto consuma un piano cottura a induzione?  Fa risparmiare rispetto ai fornelli a gas? Quanto costa un auto elettrica? Quanto risparmio rispetto a un diesel o a un motore a benzina? E lo Scooter elettrico? Meglio la pompa di calore elettrica per riscaldare casa o la caldaia a condensazione a gas metano?  Sono tante le tecnologie che oggi stanno rivoluzionando le scelte energetiche degli Italiani, tutte incentrate su una guerra tra vettore energetico elettrico ( la famosa "corrente elettrica") e le fonte fossili ( i famigerati Diesel, metano e benzina) !! Chi la spunta e soprattutto agli utenti finali cosa conviene? Iniziamo a capire un po' meglio cosa dovremmo fare per sostituire nelle nostre case le tecnologie a gas metano (fornelli e caldaia) con quelle che funzionano ad energia elettrica e partiamo proprio da un quesito semplice ma fondamentale! Di quanta potenza ho bisogno da contrattualizzare per evitare che il contatore scatti ogni qualvolta utilizzo i miei nuovi elettrodomestici che assorbono energia elettrica? E quanto mi costa chiedere più potenza? La riforma delle tariffe elettriche avrebbe dovuto rendere gratuito il cambio di potenza, mentre ha semplicemente ridotto i costi: dal primo aprile è stato eliminato il contributo fisso amministrativo e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni ‘incremento’ di kW di potenza aggiuntiva. Con l’entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche si potrà cambiare più facilmente la potenza contrattuale della propria fornitura. Ci sarà una maggiore possibilità di scelta dei livelli di potenza impegnata poiché è stata introdotta una gradualità più fitta rispetto a quanto previsto finora, in modo da permettere all’utente di individuare il livello più adatto alle proprie esigenze. In particolare, già dal 1° gennaio 2017, si può chiedere di aumentare o diminuire la potenza contrattualmente impegnata; gli incrementi possibili sono: di 0,5 kW, fino a 6 kW; di 1 kW, oltre 6 kW e fino a 10 kW; di 5 kW oltre 10 kW e fino a 30 kW. Inoltre i clienti domestici avranno a disposizione, nella nuova Bolletta 2.0, l’indicazione del livello massimo di potenza prelevata per ogni mese oggetto di fatturazione e, almeno una volta all’anno, il dettaglio dei livelli massimi di potenza prelevata mensilmente negli ultimi 12 mesi. Questi dati dovrebbero consentire all’utente,o al consulente a cui si sono affidati, di poter compiere scelte informate sul livello di potenza impegnata ottimale. Ma il cambio di potenza non sarà gratuito, come comunicato in fase di presentazione della riforma. Gli utenti beneficeranno di una riduzione dei costi che prevede l’azzeramento della quota fissa e uno sconto sul contributo di connessione (delibera 782-16 dell’Autorità per l’Energia). L’Autorità a fine anno, precisa che dal 1° aprile, verrà eliminato il contributo fisso amministrativo a favore dei distributori per la copertura degli oneri amministrativi, che attualmente è di 27 euro, e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni incremento di kW di potenza aggiuntiva.  Occhio alla bolletta dunque! "Quest’ultimo contributo non verrà richiesto all’utente che chiede un aumento di potenza dopo una precedente riduzione effettuata sullo stesso contatore o verrà restituito qualora il cliente decida di rinunciare alla potenza aggiuntiva precedentemente richiesta.  Questi sconti partiranno da aprile per dare la possibilità ai distributori di aggiornare il software, un po’ come è avvenuto l’anno scorso per il Canone Rai che è stato inserito in bolletta solo da agosto." In soldoni quindi quanto costa cambiare la potenza impegnata? Fino ad aprile, il cambio della potenza contrattuale è costato ai clienti del servizio in maggior tutela:  un contributo fisso di 27,03 euro richiesto dal distributore sia che si chieda un aumento sia che si chieda una diminuzione della potenza; un contributo amministrativo di 23 euro; per le richieste di aumento della potenza disponibile, un contributo di 69,36 euro per ogni kW di potenza disponibile aggiuntiva richiesta. Per i clienti del mercato libero il costo cambio dipende da quanto previsto nei singoli contratti, fatto salvo che il distributore addebita comunque al venditore i 27,03 euro di contributo fisso più il contributo per i kW aggiuntivi richiesti. Se si chiede l’aumento di potenza direttamente al momento dell’attivazione del contatore di energia elettrica, si risparmiano i 27 euro relativi ai costi amministrativi. Ma spesso per i nuovi allacciamenti è comunque il distributore che detta le condizioni, limitando a volte la potenza massima impegnata. L'aumento della potenza comporta anche (nelle bollette successive) un aumento del deposito cauzionale, quando è previsto, e della quota potenza della tariffa per il trasporto e la gestione del contatore. Chi è nel mercato libero, inoltre, farebbe bene a verificare se l'offerta sottoscritta è valida per qualsiasi livello di potenza impegnata. Cosa cambia da aprile? Sia nel mercato libero che nella maggior tutela, non si pagherà più il contributo di 27 euro e ci sarà uno sconto del 20% sul contributo previsto per ogni kW di potenza aggiuntiva richiesta. Per gli utenti della maggior tutela questo contributo è fissato a 69,36 euro, quindi da aprile verrà ridotto a circa 55 euro se si chiede l’aumento di 1 kW, mentre se si vuole uno scatto di 0,5 kW si pagherà la metà (circa 27 euro). Questa riduzione dei costi, però, sarà valida solo per i prossimi due anni poiché durante la consultazione avviata nel 2015 dall’Aeegsi, gli operatori hanno fatto pressione affinché l’Autorità fissasse “solo un periodo iniziale” nel corso del quale praticare tali sconti. Ed ecco il controsenso: la riforma da una parte incentiva a spostare i consumi maggiormente verso il vettore elettrico, ad esempio come citato precedentemente, attraverso l’uso di pompe di calore, ma dall’altra lascia i costi a carico degli utenti. Chi decide di installare una pompa di calore elettrica o un piano cottura ad induzione, infatti, dovrà chiedere un aumento di potenza e la riforma avrebbe dovuto permettere questo cambio senza oneri aggiuntivi. In molti casi non sarà richiesto neanche un intervento in loco da parte dell’operatore, ma si potrà intervenire da remoto quindi si tratta di un costo ingiustificato che rischia di frenare l’obiettivo stesso della riforma. Infine, come evidenziato proprio dai distributori, lo stato attuale delle colonne montanti diffuse nei condomini di molte città non permette (almeno temporaneamente) l’aumento di potenza; Bisognerà adeguare le infrastrutture, quindi in alcuni casi si dovrà intervenire sulla colonna montante per consentire il cambio. E a pagare saranno molto probabilmente i condomini.
La "Legge annuale per il mercato e la concorrenza" stabilisce che dal 1° luglio 2019 cesserà la tutela di prezzo fornita dall'Autorità per i settori dell'energia elettrica (per i clienti domestici e le piccole imprese connesse in bassa tensione) e del gas naturale (per i clienti domestici) , individuando a tal fine un percorso a beneficio dei clienti finali di piccole dimensioni. Da tale data l'Autorità non aggiornerà più le condizioni economiche (i prezzi) per la fornitura di energia elettrica e di gas naturale dei servizi di tutela per i clienti di piccole dimensioni. Già oggi le famiglie e le piccole imprese hanno la facoltà di passare al "mercato libero", dove è il cliente a decidere quale venditore e quale tipo di contratto scegliere, selezionando l'offerta ritenuta più adatta alle proprie esigenze e al proprio profilo i consumo. Già dal 1° gennaio 2018, i clienti finali interessati dalla modifica normativa avrebbero dovuto ricevere, secondo le modalità definite dall'Autorità, un'adeguata informativa da parte del proprio venditore in relazione al superamento delle tutele di prezzo. Inoltre, l'Autorità garantirà la pubblicizzazione e la diffusione delle informazioni in merito alla piena apertura del mercato e alle modalità di svolgimento dei servizi. Per ulteriori informazioni è attivo lo Sportello del consumatore (numero verde 800166654). Con l’obiettivo di accompagnare il cliente finale a questo passaggio e migliorare la comprensione e la partecipazione dei clienti al mercato libero, sono stati introdotti alcuni importanti obblighi per i venditori di energia elettrica e gas, per il Ministero dello sviluppo economico e per l'Autorità, tra cui:      la predisposizione di offerte "standard" per i clienti finali (offerte PLACET); di cui sono già esistenti i moduli;      l'istituzione dell'Elenco dei venditori di energia elettrica;    l'attivazione di un Portale web per la raccolta e la pubblicazione delle offerte presenti sul mercato;      la promozione di offerte commerciali a favore dei gruppi d'acquisto;      il monitoraggio dei mercati al dettaglio; Il percorso già intrapreso dall'Autorità ha come scopo il migliorare la consapevolezza dei clienti di piccole dimensioni e la trasparenza delle condizioni contrattuali, quali  l'istituzione, per il settore dell'energia elettrica, della Tutela SIMILE, ossia un'offerta 'simile' a una fornitura del mercato libero,  con cui  l'Autorità intende offrire ai clienti di minori dimensioni, attualmente in regime di maggiore tutela, l'opportunità di 'sperimentare' una forma di offerta più vicina a quelle del mercato, in condizioni di trasparenza e semplicità, facilmente comparabili tra loro e rispetto al servizio di maggior tutela, e in un contesto di fornitura sorvegliata dall'Autorità stessa. Successivamente al 1° luglio 2019, per i clienti di piccola dimensione che non avranno scelto un venditore presente sul mercato libero la continuità della fornitura sarà comunque garantita attraverso dei servizi "di ultima istanza" (denominato dalla legge n. 124/2017, per il settore elettrico, "servizio di salvaguardia"), per i quali non sarà prevista la tutela di prezzo oggi garantita dai servizi di tutela, affinché il cliente non subisca alcuna interruzione della fornitura di elettricità o gas durante il periodo necessario a trovare un venditore sul mercato libero.

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