IL BLOG CURATO DA VINCENZO TRIUNFO

06.04.2018
vincenzo triunfo
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Quanto costa e quanto consuma un piano cottura a induzione?  Fa risparmiare rispetto ai fornelli a gas? Quanto costa un auto elettrica? Quanto risparmio rispetto a un diesel o a un motore a benzina? E lo Scooter elettrico? Meglio la pompa di calore elettrica per riscaldare casa o la caldaia a condensazione a gas metano?  Sono tante le tecnologie che oggi stanno rivoluzionando le scelte energetiche degli Italiani, tutte incentrate su una guerra tra vettore energetico elettrico ( la famosa "corrente elettrica") e le fonte fossili ( i famigerati Diesel, metano e benzina) !! Chi la spunta e soprattutto agli utenti finali cosa conviene? Iniziamo a capire un po' meglio cosa dovremmo fare per sostituire nelle nostre case le tecnologie a gas metano (fornelli e caldaia) con quelle che funzionano ad energia elettrica e partiamo proprio da un quesito semplice ma fondamentale! Di quanta potenza ho bisogno da contrattualizzare per evitare che il contatore scatti ogni qualvolta utilizzo i miei nuovi elettrodomestici che assorbono energia elettrica? E quanto mi costa chiedere più potenza? La riforma delle tariffe elettriche avrebbe dovuto rendere gratuito il cambio di potenza, mentre ha semplicemente ridotto i costi: dal primo aprile è stato eliminato il contributo fisso amministrativo e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni ‘incremento’ di kW di potenza aggiuntiva. Con l’entrata in vigore della riforma delle tariffe elettriche si potrà cambiare più facilmente la potenza contrattuale della propria fornitura. Ci sarà una maggiore possibilità di scelta dei livelli di potenza impegnata poiché è stata introdotta una gradualità più fitta rispetto a quanto previsto finora, in modo da permettere all’utente di individuare il livello più adatto alle proprie esigenze. In particolare, già dal 1° gennaio 2017, si può chiedere di aumentare o diminuire la potenza contrattualmente impegnata; gli incrementi possibili sono: di 0,5 kW, fino a 6 kW; di 1 kW, oltre 6 kW e fino a 10 kW; di 5 kW oltre 10 kW e fino a 30 kW. Inoltre i clienti domestici avranno a disposizione, nella nuova Bolletta 2.0, l’indicazione del livello massimo di potenza prelevata per ogni mese oggetto di fatturazione e, almeno una volta all’anno, il dettaglio dei livelli massimi di potenza prelevata mensilmente negli ultimi 12 mesi. Questi dati dovrebbero consentire all’utente,o al consulente a cui si sono affidati, di poter compiere scelte informate sul livello di potenza impegnata ottimale. Ma il cambio di potenza non sarà gratuito, come comunicato in fase di presentazione della riforma. Gli utenti beneficeranno di una riduzione dei costi che prevede l’azzeramento della quota fissa e uno sconto sul contributo di connessione (delibera 782-16 dell’Autorità per l’Energia). L’Autorità a fine anno, precisa che dal 1° aprile, verrà eliminato il contributo fisso amministrativo a favore dei distributori per la copertura degli oneri amministrativi, che attualmente è di 27 euro, e ridotto di circa il 20% il contributo previsto per ogni incremento di kW di potenza aggiuntiva.  Occhio alla bolletta dunque! "Quest’ultimo contributo non verrà richiesto all’utente che chiede un aumento di potenza dopo una precedente riduzione effettuata sullo stesso contatore o verrà restituito qualora il cliente decida di rinunciare alla potenza aggiuntiva precedentemente richiesta.  Questi sconti partiranno da aprile per dare la possibilità ai distributori di aggiornare il software, un po’ come è avvenuto l’anno scorso per il Canone Rai che è stato inserito in bolletta solo da agosto." In soldoni quindi quanto costa cambiare la potenza impegnata? Fino ad aprile, il cambio della potenza contrattuale è costato ai clienti del servizio in maggior tutela:  un contributo fisso di 27,03 euro richiesto dal distributore sia che si chieda un aumento sia che si chieda una diminuzione della potenza; un contributo amministrativo di 23 euro; per le richieste di aumento della potenza disponibile, un contributo di 69,36 euro per ogni kW di potenza disponibile aggiuntiva richiesta. Per i clienti del mercato libero il costo cambio dipende da quanto previsto nei singoli contratti, fatto salvo che il distributore addebita comunque al venditore i 27,03 euro di contributo fisso più il contributo per i kW aggiuntivi richiesti. Se si chiede l’aumento di potenza direttamente al momento dell’attivazione del contatore di energia elettrica, si risparmiano i 27 euro relativi ai costi amministrativi. Ma spesso per i nuovi allacciamenti è comunque il distributore che detta le condizioni, limitando a volte la potenza massima impegnata. L'aumento della potenza comporta anche (nelle bollette successive) un aumento del deposito cauzionale, quando è previsto, e della quota potenza della tariffa per il trasporto e la gestione del contatore. Chi è nel mercato libero, inoltre, farebbe bene a verificare se l'offerta sottoscritta è valida per qualsiasi livello di potenza impegnata. Cosa cambia da aprile? Sia nel mercato libero che nella maggior tutela, non si pagherà più il contributo di 27 euro e ci sarà uno sconto del 20% sul contributo previsto per ogni kW di potenza aggiuntiva richiesta. Per gli utenti della maggior tutela questo contributo è fissato a 69,36 euro, quindi da aprile verrà ridotto a circa 55 euro se si chiede l’aumento di 1 kW, mentre se si vuole uno scatto di 0,5 kW si pagherà la metà (circa 27 euro). Questa riduzione dei costi, però, sarà valida solo per i prossimi due anni poiché durante la consultazione avviata nel 2015 dall’Aeegsi, gli operatori hanno fatto pressione affinché l’Autorità fissasse “solo un periodo iniziale” nel corso del quale praticare tali sconti. Ed ecco il controsenso: la riforma da una parte incentiva a spostare i consumi maggiormente verso il vettore elettrico, ad esempio come citato precedentemente, attraverso l’uso di pompe di calore, ma dall’altra lascia i costi a carico degli utenti. Chi decide di installare una pompa di calore elettrica o un piano cottura ad induzione, infatti, dovrà chiedere un aumento di potenza e la riforma avrebbe dovuto permettere questo cambio senza oneri aggiuntivi. In molti casi non sarà richiesto neanche un intervento in loco da parte dell’operatore, ma si potrà intervenire da remoto quindi si tratta di un costo ingiustificato che rischia di frenare l’obiettivo stesso della riforma. Infine, come evidenziato proprio dai distributori, lo stato attuale delle colonne montanti diffuse nei condomini di molte città non permette (almeno temporaneamente) l’aumento di potenza; Bisognerà adeguare le infrastrutture, quindi in alcuni casi si dovrà intervenire sulla colonna montante per consentire il cambio. E a pagare saranno molto probabilmente i condomini.
La "Legge annuale per il mercato e la concorrenza" stabilisce che dal 1° luglio 2019 cesserà la tutela di prezzo fornita dall'Autorità per i settori dell'energia elettrica (per i clienti domestici e le piccole imprese connesse in bassa tensione) e del gas naturale (per i clienti domestici) , individuando a tal fine un percorso a beneficio dei clienti finali di piccole dimensioni. Da tale data l'Autorità non aggiornerà più le condizioni economiche (i prezzi) per la fornitura di energia elettrica e di gas naturale dei servizi di tutela per i clienti di piccole dimensioni. Già oggi le famiglie e le piccole imprese hanno la facoltà di passare al "mercato libero", dove è il cliente a decidere quale venditore e quale tipo di contratto scegliere, selezionando l'offerta ritenuta più adatta alle proprie esigenze e al proprio profilo i consumo. Già dal 1° gennaio 2018, i clienti finali interessati dalla modifica normativa avrebbero dovuto ricevere, secondo le modalità definite dall'Autorità, un'adeguata informativa da parte del proprio venditore in relazione al superamento delle tutele di prezzo. Inoltre, l'Autorità garantirà la pubblicizzazione e la diffusione delle informazioni in merito alla piena apertura del mercato e alle modalità di svolgimento dei servizi. Per ulteriori informazioni è attivo lo Sportello del consumatore (numero verde 800166654). Con l’obiettivo di accompagnare il cliente finale a questo passaggio e migliorare la comprensione e la partecipazione dei clienti al mercato libero, sono stati introdotti alcuni importanti obblighi per i venditori di energia elettrica e gas, per il Ministero dello sviluppo economico e per l'Autorità, tra cui:      la predisposizione di offerte "standard" per i clienti finali (offerte PLACET); di cui sono già esistenti i moduli;      l'istituzione dell'Elenco dei venditori di energia elettrica;    l'attivazione di un Portale web per la raccolta e la pubblicazione delle offerte presenti sul mercato;      la promozione di offerte commerciali a favore dei gruppi d'acquisto;      il monitoraggio dei mercati al dettaglio; Il percorso già intrapreso dall'Autorità ha come scopo il migliorare la consapevolezza dei clienti di piccole dimensioni e la trasparenza delle condizioni contrattuali, quali  l'istituzione, per il settore dell'energia elettrica, della Tutela SIMILE, ossia un'offerta 'simile' a una fornitura del mercato libero,  con cui  l'Autorità intende offrire ai clienti di minori dimensioni, attualmente in regime di maggiore tutela, l'opportunità di 'sperimentare' una forma di offerta più vicina a quelle del mercato, in condizioni di trasparenza e semplicità, facilmente comparabili tra loro e rispetto al servizio di maggior tutela, e in un contesto di fornitura sorvegliata dall'Autorità stessa. Successivamente al 1° luglio 2019, per i clienti di piccola dimensione che non avranno scelto un venditore presente sul mercato libero la continuità della fornitura sarà comunque garantita attraverso dei servizi "di ultima istanza" (denominato dalla legge n. 124/2017, per il settore elettrico, "servizio di salvaguardia"), per i quali non sarà prevista la tutela di prezzo oggi garantita dai servizi di tutela, affinché il cliente non subisca alcuna interruzione della fornitura di elettricità o gas durante il periodo necessario a trovare un venditore sul mercato libero.
12.12.2017
vincenzo triunfo
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Negli ultimi dieci anni, mediamente, nell'Unione Europea i prezzi dell’energia elettrica, per i clienti domestici, sono aumentati di oltre il 24%. Nel bel paese paghiamo in proporzione più che negli altri Stati membri ed i motivi sono per sostegno alle rinnovabili e per le tasse, mentre ci rifacciamo sul minor carico per oneri di rete e di distribuzione. Gli italiani pagano l’energia elettrica più cara rispetto alla maggior parte degli europei, ci classifichiamo sesti in un’ipotetica scala di costi dal più caro al meno caro, anche se i costi dal 2008 sono saliti in tutta l’UE. A pesare in Italia, come noto, sono soprattutto gli oneri per il sostegno alle fonti rinnovabili la famosa componente A3, per i quali in proporzione paghiamo più degli altri, mentre da noi è minore il carico per rete e distribuzione. Come si vede dal grafico riportato di seguito, dal 2008 i prezzi elettrici in bolletta nell’UE+Norvegia sono cresciuti in media del 26,4% per gli utenti domestici e del 5,8% per quelli industriali; nonostante nel 2016 ci sia stata un’inversione di trend, con un calo sul 2015 rispettivamente del 2,1 e del 7,1% per domestici e industriali. Nel 2016, per i domestici il costo retail medio del kWh nell’UE allargata alla Norvegia si è attestato sui 20,53 €cent e per gli industriali a 10,73. L’Italia, come detto, si posiziona al sesto posto in Europa in quanto a costo dell’elettricità per i clienti finali nel settore residenziale. Come si vede nel grafico sotto, hanno bollette più onerose rispetto a noi la Danimarca, Germania, Portogallo, Belgio e Spagna. Nel grafico successivo sono stati analizzati i prezzi praticati a clienti domestici con consumi superiori ai 3.500 kWh, valori di consumo di circa un terzo delle famiglie italiane, e si nota come sulle nostre bollette incidano molto gli oneri per gli incentivi alle fonti rinnovabili. Quella che da noi è la componente A3(RES) incide, infatti, per il 22% del costo: il sostegno alle rinnovabili contribuisce, dunque, per un punto in più che nelle bollette dei tedeschi, dei norvegesi e degli slovacchi. Ricordiamo che il peso degli oneri dati dalla componente  A3 in Italia, crollerà nettamente nei prossimi anni: secondo le stime GSE, per la graduale uscita dal periodo incentivato degli impianti, si passerà dai 12,4 miliardi di euro impegnati quest’anno a 11,7 miliardi nel 2020, 7 miliardi nel 2030 e 2,1 miliardi nel 2032. In Italia paghiamo invece meno che nel resto d’Europa per oneri di trasmissione e distribuzione, che da noi pesano per il 19%: percentuale superiore solo a quella di Grecia (16%) e Malta (17%) e corrispondente a meno della metà dei Paesi più cari (Norvegia 48%, Lussemburgo 43%, Danimarca 38%). La componente energia delle bollette elettriche invece va dal 78% di Malta al 13% della Danimarca, con l’Italia a metà classifica con il 38%. La Danimarca è invece in testa a tutti i paesi per peso fiscale (tasse più Iva) con il 57%. Seguono Svezia (38%), Belgio (34%) e Norvegia (32%, appena l’1% sopra a Germania e Finlandia). L’Italia è anche qui nella media con il 20%.

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