IL BLOG CURATO DA VINCENZO TRIUNFO

31.05.2017
vincenzo triunfo
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LA TRASFORMAZIONE ENERGETICA DEL SISTEMA ELETTRICO TEDESCO UN’ANALISI DI COME LA GERMANIA IN 15 ANNI E' RIUSCITA A TRASFORMARE UN SISTEMA DI PRODUZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA BASATO SU FOSSILI E NUCLEARE AD UN SISTEMA BASATO SULLE FONTI RINNOVABILI Il sistema energetico Tedesco, relativo alla produzione di energia elettrica, resta uno dei sistemi impiantistici più interessanti e significativi per poter comprendere come una nazione, con una produzione industriale elevatissima, una popolazione numerosissima ed una posizione geografica non certo semplice per le condizioni climatiche, può tranquillamente aspirare ad ottenere, entro il 2030, la maggior parte dell’energia elettrica necessaria al funzionamento di tutto il sistema dalle fonti rinnovabili. IL PARCO DI GENERAZIONE TEDESCO ALL’INIZIO DEL MILLENNIO All’inizio di questo millennio, il parco impiantistico, dedicato alla produzione dell’energia elettrica in Germania, si basava su un sistema incardinato essenzialmente su tre fonti di energia primaria: La fonte fossile, suddivisa in gas e carbone, la fonte nucleare con l’uranio e la fonte rinnovabile costituita essenzialmente da eolico, idroelettrico e biomassa.  Il 63 % della potenza installata era fornita dalla fonte fossile, il 20 % del parco elettrico utilizzava l’uranio (figura 1) FIGURA 1 FIGURA 2 e solo il 17 % della potenza installata proveniva da fonti energetiche rinnovabili  (figura 2) , in particolare dalla fonte eolica (figura 3) FIGURA 3 la fonte solare rappresentava soltanto lo 0,25 % del parco elettrico con una potenz ainstallata di 0,3 GWp.  Nel 2002, il consumo di energia elettrica in Germania era di circa 570 TWh e la copertura dovuta alle rinnovabili non superava il 9 %, con un potenza installata di circa 19 GW (figura 3). L’ENERGIEWENDE Energiewende è il termine che rappresenta la svolta energetica che la Germania si è riproposta di adottare già molti anni fa. Il popolo tedesco è fermamente convinto che la combustione di carbone, petrolio e gas sta causando il surriscaldamento del nostro pianeta e che l’attuale mix energetico non è sostenibile.  Uno degli obiettivi principali dell'Energiewende è la decarbonizzazione del sistema energetico, decarbonizzazione attuabile passando all’utilizzo massivo delle fonti rinnovabili e riducendo la domanda grazie a una maggiore efficienza. Nel 2015, un'indagine ha rivelato che il 55 % dei tedeschi crede che il cambiamento climatico è un " problema molto grave". Non sorprende che l'indagine ha determinato che il 79 % dei tedeschi ritengono che l'efficienza energetica e la lotta ai cambiamenti climatici siano buone leve per l'economia e la crescita e possono creare posti di lavoro. Il mondo delle imprese tedesco è d'accordo che la tecnologia pulita è un'opportunità per la crescita economica.  L’Energiewende è un programma a lungo termine che ha come obiettivo finale la riduzione delle fonti fossili in ogni settore dell’economia, dall’industria, al terziario, dai trasporti all’utilizzo nel settore residenziale. Forse nessuna altra legislazione è stata copiata in tutto il mondo come la legge sull'energia rinnovabile della Germania (EEG), rendendola una straordinaria storia di successo. La legge specifica che le rinnovabili hanno priorità di dispacciamento sulla rete e che gli investitori nelle fonti energetiche rinnovabili devono ricevere un compenso sufficiente per fornire un rendimento adeguato sul loro investimento indipendentemente dai prezzi dell'energia elettrica scambiata. L'elevato livello di sicurezza degli investimenti e la mancanza di burocrazia sono spesso citati come motivi principali del perché l'EEG abbia ridotto tanto il costo delle energie rinnovabili. Al contrario, i sistemi delle quote non forniscono agli investitori sicurezza o incentivi per garantire che siano utilizzate una vasta gamma di tecnologie rinnovabili in modo da diventare meno costose LE POLITICHE INCENTIVANTI All'inizio degli anni '90 la Germania ha presentato una politica incentivante molto semplice per promuovere l'energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, tra cui l'energia eolica, l'energia solare e piccoli generatori idroelettrici. Nel 2000 queste tariffe sono state riviste, ampliate e aumentate; Ogni tre o quattro anni vengono riesaminate e la legge è adeguata anche al mercato. L'ultima revisione importante è stata intrapresa nel 2016 per introdurre il passaggio dalle tariffe incentivanti alle aste. I proprietari di impianti solari e parchi eolici hanno avuto garantito l'accesso alla rete in maniera prioritaria. Gli operatori di rete sono obbligati, per legge, ad acquistare energia rinnovabile, con il risultato (previsto) che le centrali elettriche convenzionali devono essere riallocate nel processo, inquanto le rinnovabili  devono essere compensate con la produzione di energia convenzionale. Mentre le tariffe incentivanti (feed-in) sono state ampiamente copiate, al di fuori della Germania, in più di 50 paesi, l'aspetto centrale dell'accesso alla rete è talvolta trascurato in molti Stati. I progetti anche in assenza di tariffe incentivanti sarebbero redditizi alle tariffe feed-in potrebbero quindi rimanere bloccati in assenza di una connessione di rete. La situazione non è affatto perfetta anche in Germania; Eventuali sviluppatori di progetti  possono lamentarsi dei ritardi nei collegamenti di rete, ma nel complesso, la maggior parte delle connessioni di rete è abbastanza semplice da ottenere, in modo tempestivo e in altri paesi, probabilmente, gli investitori vorrebbero avere i termini di accesso alla rete stipulati nell'EEG tedesca. Il contratto standard in Germania, per le tariffe feed-in firmate con le utilities è di due pagine. Al contrario,  in altri paesi, come gli Stati Uniti che dispongono del Power Purchase Agreements (PPA), facilmente  un contratto può essere di 70 pagine e con una negoziazione individuale tra il venditore e l'acquirente. In Germania, le tariffe feed-in sono garantite per 20 anni, intervallo di tempo insolitamente lungo per i PPA. E da non trascurare un altro aspetto importante: ovvero la necessità di un avvocato, se non di un team di avvocati, per formulare un PPA, mentre il tedesco medio non ha problemi a capire il contratto di due pagine per le tariffe  feed-in. IL NUOVO MIX ENERGETICO Il programma ha visto, dopo il disastro di Fukushima un ulteriore modifica nel mix energetico, con la diminuzione della produzione di energia elettrica da fonte nucleare, in un periodo relativamente breve, imponendo la chiusura dell’ultimo impianto per il 2022.  Dal 2011 al 2017 già sono stati chiusi 9 impianti su 17 (figura 4). figura 4 - timeline dal 2002 per l’uscita dal nucleare Si è detto tanto, soprattutto in Italia, su questa scelta e sulle ripercussioni che si avrebbero avuto sulle emissioni climalteranti, sul fatto che in Germania avrebbero sostituito il nucleare con centrali  a carbone e non certo con le rinnovabili. In realtà oggi, verifichiamo che l’idea tedesca non solo è stata rispettata in pieno, ma ha anche portato benefici economici alla Germania. Dai grafici riportati (figura 5), si evince come sostanzialmente i GW installati di impianti a carbone sono rimasti abbastanza invariati FIGURA 5 Potenza netta installata che utilizza carbone periodo 2002-2017 E il numero di impianti dismessi e quelli nuovi hanno solo modificato lo scenario in termini di impianti sicuramente piè efficienti e meno inquinanti (figura 6). FIGURA 6 – Variazione annuale di Potenza dismessa e installata che utilizza carbone nel periodo 2002-2017 Se invece ci soffermiamo sull’andamento delle installazioni degli impianti a fonte rinnovabile è palese verificare come l’Energiewende ha raccolto in questi anni i suoi frutti con un trend di crescita impressionante( figura 7 e 8). FIGURA 7 - Potenza installata che utilizza fonte rinnovabile nel periodo 2002-2017 FIGURA 8 – Installazione e dismissione di potenza installata che utilizza fonte rinnovabile nel periodo 2002-2017 LA TRANSIZIONE VERSO LE RINNOVABILI La Germania ha iniziato il suo percorso di transizione verso le energie rinnovabile agli inizi degli anni 90. A differenza di altre nazioni in cui la fonte rinnovabile sfruttata era soprattutto quella idroelettrica, sul territorio tedesco la scarsità di tale risorsa, data la sostanziale assenza di rilievi montuosi, ha richiesto una tecnologia più matura per poter sfruttare la fonte rinnovabile più promettente che esisteva in quei territori: l’energia eolica. Il primo GW di potenza eolica installata è stato raggiunto nel 1995 e nello stesso anno furono prodotto circa 1.500 GWh di energia elettrica da tale fonte. Ma per iniziare ad avere un peso interessante nel mix produttivo, l’eolico tedesco ha dovuto attendere un po’ di anni; l’attesa non è stata lunga e, grazie ad una crescita negli investimenti ed una politica incentivante, oggi la generazione da energia eolica consente alla Germania di produrre 78 tWh di energia elettrica, che rappresentano il 14,3 % di produzione della nazione (dati 2016 - figura 9) FIGURA 9 suddivisone della produzione elettrica per fonte nel 2016 Inoltre, attraverso un serio e studiato programma di sviluppo, oggi si intravedono numeri interessanti anche per la produzione da tecnologia offshore. Negli ultime tre anni il numero di GW installati è cresciuto rapidamente arrivando a 4,5 GW, generando circa 12 TWh nel 2016 (figura 10). FIGURA 10 – Potenza installata nell’eolico offshore nel periodo 2002-2017 FIGURA 11 – Dislocazione impianti eolici off shore FIGURA 12 – Produzione nel 2016 di energia da eolico offshore Anche nella generazione da fonte solare con impianti fotovoltaici, negli ultimi dieci anni, la Germania è stata criticata per il suo impegno, essendo quest’ultima, per anni, stata la tecnologia più costosa. Ma grazie alle innumerevoli installazioni in giro per il mondo – fra cui anche quelle sul territorio Italiano- oggi il PV è addirittura più conveniente degli impianti eolici offshore, competitivo con la biomassa  e si prevede che potrà diventare competitivo con l'energia eolica onshore nel prossimo futuro (figura 13). Figura 13 – Andamento del costo di produzione del kWh per tecnologia e fonte   La sfida ora è di integrare elevate quantità di energia solare nell'alimentazione del sistema elettrico del paese. Anche se la Germania notoriamente è conosciuta per essere un paese non particolarmente soleggiato, la stessa ha sviluppato uno dei più grandi mercati mondiali nel settore del solare fotovoltaico (figura 14). FIGURA 14- Potenza installata di fotovoltaico in diversi paesi – anno 2015 Il prezzo del fotovoltaico è diminuito, negli ultimi due decenni, più che per qualsiasi altro tipo di tecnologia che sfruttava l’energia rinnovabile; e gli esperti ritengono che  sarà competitivo con il potere del carbone nel prossimo decennio. (in realtà lo è già in pesi estremamente soleggiati). Attualmente l'energia solare può fornire fino al 50% della domanda di potenza tedesca per alcune ore e nei periodi primaverili ed estivi in giornate soleggiate con bassa domanda di energia.  Nel luglio del 2015, la produzione di energia elettrica da PV è stata, per la prima volta, superiore a quella di energia nucleare.  FIGURA 15 – produzione di energia elettrica da fotovoltaico nel 2016 per mese Nel 2016 in Germania sono stati prodotti 37,5 TWh di energia elettrica da fonte solare (figura 15) e nel primo quadrimestre 2017 10,2 TWh circa il 16 % in più rispetto allo stesso periodo 2016.  Nel 2016 la produzione totale annua da fotovoltaico ha pesato per un 6,9 % sul totale prodotto.  Nel 2010 il rapporto tra energia elettrica prodotta dal sole ed energia nucleare era 1 a 10, a fine 2016 questo rapporto è sceso a 1 a 2(figura 16). FIGURA 16 – Produzione di energia elettrica da fonte nucleare e solare in Germania nel 2016 L'esempio tedesco mostra che i mercati dell’energia elettrica dovranno essere ridisegnati per il solare e per l’accumulo dell’energia prodotta durante le ore diurne, in maniera da incrementare la produzione da tal fonte. Infine, ricordiamo che anche una risorsa come la biomassa è stata sfruttata e valutata all’interno del percorso di decarbonizzazione. Tale risorsa però dal 2011 non è stata più eccessivamente spinta  e le ragioni sono molteplici (figura 17). FIGURA 17 – Andamento della Potenza installata in Germania he sfrutta Biomassa – periodo 2002-2017 La biomassa è una fonte speciale di energia rinnovabile per diversi motivi.  In primo luogo, può fornire direttamente tutti e tre i tipi di vettori energetici: elettricità, calore e carburante (liquidi, solidi e gas). In secondo luogo, è facilmente accumulabile e dispacciabile; Quando non c'è sufficiente sole o vento, i generatori a biomassa possono sopperire a tale disavanzo se necessario.  Lo svantaggio principale è che la biomassa richiede una gestione rigorosa per essere sostenibile; infatti, mentre non vi è alcuna incidenza e correlazione tra quanti pannelli solari e turbine eoliche installiamo e l’esaurimento della fonte solare o eolica - non utilizzeremo l 'energia solare facendola esaurire prima, né riduciamo in maniera sensibile la quantità di vento presente sulla terra se continuiamo a installare turbine eoliche- con la biomassa, dobbiamo evitare l'esaurimento delle risorse; impedire la riduzione delle biodiversità a favore delle monocolture energetiche e assicurarci che il fabbisogno energetico dei paesi ricchi non sia soddisfatto a scapito di una riduzione di cibo per i paesi poveri.  Inoltre, poiché può coprire una vasta gamma di servizi energetici, la biomassa rappresenta una quota elevata dell'approvvigionamento energetico planetario, in particolare nei paesi in via di sviluppo, più dell'energia idroelettrica o nucleare (che forniscono solo energia elettrica) - anzi più di tutte le altre rinnovabili messe insieme. Secondo Ren21, la biomassa ha coperto più del 14 % della domanda di energia finale globale nel 2014 (la maggior parte delle quali era la biomassa tradizionale), mentre la quota di energia nucleare è scesa al 2,5 %. LA SITUAZIONE ATTUALE Il percorso virtuoso intrapreso in Germania, nel settore elettrico ha indubbiamente dato i suoi frutti; attualmente la Germania è uno dei paesi al mondo con il numero di GW installati tra eolico e fotovoltaico più elevato. In questi ultimi anni solo Cina e Stati Uniti hanno fatto meglio dei tedeschi, la Germania attualmente può contare su 93 GW di potenza installata tra eolico onshore, offshore e fotovoltaico. Un valore 9 volte più grande di quello installato 15 anni fa (figura 18). FIGURA 18- Potenza installata in Germania di fotovoltaico ed eolico periodo 2002-2017 In Europa la Germania rimane il paese leader in termini di potenza installata negli ultimi anni sia per l’eolico (figura 19) che per il fotovoltaico.  FIGURA 19 – Potenza eolica installata nel mondo a fine 2016 Inoltre l’incidenza di queste due risorse sul totale prodotto nel paese è a valori elevatissimi e cresce ancora, a fine 2016 erano 115 TWh per un valore di share del 21% (figura 20).   FIGURA 20– Percentuale della copertura di energia rinnovabile nelle prime 20 settimane del 2017 Nelle prime 20 settimane del 2017 la % di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile ha stabilito nuovi record. Il 30 Aprile la quota rinnovabile ha superato il 65% toccando punte durante la giornata anche dell’80 %, chiaramente era un giorno festivo, ma dal grafico di seguito si evince come il valore minimo nelle prime 20 settimane del 2017 è del 19% con punta di oltre il 50% ed un valore medio del 37%. Numeri assolutamente eccezionali ed incoraggianti per un obiettivo futuro al 2030 dell’80% La Germania ha oggi ampiamente superato i 42 GW totali (circa 42,4 GW), più del doppio del parco fotovoltaico del nostro paese. La legge tedesca prevede che le tariffe incentivanti termineranno quando la potenza cumulativa del fotovoltaico in Germania avrà raggiunto i 52 GW. CONCLUSIONI Il percorso intrapreso, e su analizzato, è già a buon punto; ma contestualmente in  Germania si producono diversi studi ogni anno su come perseguire una riduzione del carbonio dell’ 85-90% entro il 2030 - senza assolutamente ridurre gli standard di vita o incidere sull'economia del paese.  La risposta è assolutamente sempre la stessa, concentrandosi su come si possa  prima diventare considerevolmente più efficienti, per ridurre la domanda di energia, anche per la produzione di calore; Congiuntamente allo sforzo da produrre sull'efficienza energetica è necessario incrementare ulteriormente la produzione di energia elettrica dalle rinnovabili (figura 21- 22). FIGURA 21 – Programmi di incremento dell’efficIenza energetica al 2050 FIGURA 22 – Andamento della riduzione di richIesta energia primaria e di aumento di fonti rirnnovabili Inoltre nel prossimo futuro Il settore dei trasporti sarà una sfida importante, dove sarà necessario non trascurare nessuna strada e valutare una vasta gamma di soluzioni. Anche nel settore dell'illuminazione con le tecnologie che già sono disponibili molte, come le luci a LED anziché le lampadine tradizionali e nel settore residenziale il sempre crescente numero di case NZEB o case passive possono consentire bassi livelli di consumo energetico. I veicoli elettrici stanno diventando sempre più popolari. L'aviazione e la spedizione a lunga distanza rimangono i campi in cui le soluzioni da adottare e l'utilizzo delle rinnovabili sono comunque più complesse. Infine un grande aiuto sarà dato anche dal percorso di trasformazione e riduzione congiunta dell’utilizzo delle fossili, riducendo sempre di più il carbone a favore del gas naturale (figura 23). FIGURA 23 Programma di decarbonizzaizone del settore elettrico al 2050 con la sostituzione del carbone con il gas naturale SCARICA IL PDF
15.05.2017
vincenzo triunfo
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Breaking 2h Rompere il muro delle 2 ore nella maratona In un articolo pubblicato qualche mese fà, intitolato “Indoor rowing Vs corsa”, affrontammo il discorso relativo al consumo calorico di queste due discipline. Mi sembrava doveroso realizzare un articolo dedicato solo alla corsa, in occasione del tentativo di record della Maratona, per battere il muro delle 2 ore... Lo scorso 6 maggio, alle 5.30 del mattino sul circuito di Monza, tre super maratoneti hanno tentato di infrangere il muro delle due ore per concludere una maratona (42,195 km). L’impresa titanica si è conclusa con un nulla di fatto. Solo l’attuale campione olimpico di Rio 2016, il keniota Eliud Kipchoge si è avvicinato all'impresa, chiudendo Il percorso in 2h:00’:25”. Il tempo eccezionale, al di sotto di oltre due minuti dall’attuale record del mondo, non potrà essere omologato, perché mancavano i requisiti tipici di validazione imposti dalla federazione internazionale. In realtà, lo scopo era puramente rivolto a comprendere se il limite delle due ore, considerato un obiettivo quasi disumano, era attualmente alla portata degli atleti moderni e della tecnologia che la Nike ha messo a disposizione - anche per le scarpe create ad hoc per l’evento. In realtà, la ricerca scientifica dimostra che per l’uomo i limiti sembrerebbero non esserci mai e che, a ogni record battuto, ci avviciniamo in maniera asintotica a questo ipotetico limite. Inoltre, la storia ci insegna che anno dopo anno riusciamo a battere record che sembravano irraggiungibili. Sul limite delle due ore nella maratona, già negli anni ’90, si sono espressi molti ricercatori. In particolare, uno di essi, il prof. Michael Joyner dell’Università del Minnesota, nel 1991 pubblicò un documento in cui esaminava i concetti fondamentali riguardanti i fattori “limitanti” nelle prestazioni di resistenza, modellando i tempi di una maratona sulla base di diverse variabili: l’andamento dei record nella storia, le combinazioni di valori precedentemente riportati di assorbimento del massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia di lattato e l’efficienza del gesto atletico nell’analisi del consumo energetico durante il percorso da parte dei maratoneti d'elite. Il concetto espresso da Joyner è che il VO2max imposta il limite superiore per il metabolismo aerobico - ci da la potenza massima che potremmo utilizzare teoricamente - mentre la soglia del lattato nel sangue con cui è possibile attuare una prestazione di durata pari a 120 minuti è correlata alla frazione di VO2max, che può essere sostenuta in eventi sportivi di distanza maggiori di circa 3.000 m, soglia oltre la quale l’atleta produrrebbe troppo lattato, costringendolo a fermarsi o rallentare. L'economia del gesto è infine un elemento fondamentale per interagire con le altre due variabili - la soglia di lattato e di VO2max - per determinare la velocità effettiva alla quale l’atleta potrà eseguire la sua prestazione, che è generalmente una velocità simile a (o leggermente più bassa) alla soglia del lattato sostenibile. Una varietà di combinazioni di queste variabili rilevate nei test sui corridori di élite ha determinato tempi di esecuzione stimati molto più veloci rispetto al record mondiale dell’epoca (2:06:50), e addirittura, Joyner predisse che il tempo più veloce per la maratona, da questo modello da lui impostato, poteva essere 1:57:48. Tempo realizzabile da un soggetto ideale con una VO2max di 84 ml.kg-1.min-1 -valore eccezionalmente elevato-, una soglia di lattato dell'85% del VO2max e un'eccezionale economia di funzionamento di tutta la macchina atleta. Questa analisi suggerisce che i miglioramenti sostanziali delle prestazioni nella maratona sono "fisiologicamente" possibili e che sicuramente c’è molto da fare per migliorare quello che forse è il limite più importante, ovvero l’efficienza di esecuzione o il costo energetico del gesto atletico. In un altro studio, più attuale, si è valutato cos'è il costo energetico dell’atleta. L’analogia più frequentemente utilizzata, per spiegare l'economia del gesto atletico, è quella relativa ai consumi di un’automobile - ovvero una misura di quanto carburante occorre per coprire una certa distanza. In realtà l’analogia dovrebbe considerare che il nostro corpo è più simile a un motore ibrido che utilizza più tipologie di carburanti. Di quale "combustibile" stiamo parlando nel caso specifico per un’atleta? Questa è la domanda esplorata in un nuovo articolo da ricercatori dell'Istituto Inglese di Sport della Loughborough University, pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise Esistono due opzioni fondamentali per esprimere l'economia nell’esecuzione dell’esercizio fisico. Possiamo considerare sia "Quanto ossigeno bisogna fornire ai muscoli per eseguire un km?" Oppure ci si può chiedere: "Di quante calorie bisogna disporre per eseguire un km?" In teoria, la risposta alle due domande dovrebbe essere intercambiabile, perché l'ossigeno che i muscoli consumano è usato nella reazione che trasforma le calorie dei processi energetici metabolici. Ma in pratica, questo potrebbe non essere corretto. Lo studio di cui parliamo utilizza i dati di 172 corridori di élite testati all'EIS nel corso dell'ultimo decennio, con economia del gesto (o costo energetico) misurata a quattro velocità diverse al di sotto della soglia del lattato. Dallo studio si evince che, il numero di calorie bruciate per chilometro aumenta costantemente: più velocemente si esegue il test e più calorie si bruciano per coprire una determinata distanza. Mentre il costo dell'ossigeno per chilometro rimane pressoché uguale a tutte le velocità.  Perché esiste questa differenza? Lo studio affronta anche il concetto di "rapporto respiratorio", che riflette il rapporto tra carboidrati e grassi bruciati per produrre l'energia (ecco perché il nostro motore è un ibrido in termini di combustibile). Ed è evidente che mentre si velocizza l’andatura, si brucia una maggiore percentuale di carboidrati, cosa abbastanza ovvia perché si ottiene più energia per unità di ossigeno da carboidrati rispetto al grasso, questo spiega perché velocità superiori sono in grado di bruciare più calorie senza utilizzare più ossigeno. Qual è l’aspetto pratico di tutto ciò? Molto semplice: e quello che, per avere più energia devo cambiare combustibile, ma il combustibile carboidrati non aumenta solo la potenza e quindi la velocità, infatti se lo stesso utilizzo di combustibile viene incrementato troppo si innalza anche la produzione di acido lattico in maniera troppo elevata e tale meccanismo genera fatica e dolore e inoltre esiste un limite anche di riserve di carboidrati (glicogeno) che è estremamente ridotto rispetto alle riserve energetiche di grasso che un’atleta può avere. Non da meno sono le caratteristiche fisiche degli atleti che potranno raggiungere questo limite. Sempre Joyner, in un suo studio scrive What Will the 2-h Marathoner Look Like? Joyner ci dice che 42 delle 50 maratone più veloci sono state vinte da Keniani o Etiopi, l'altezza media e il peso dei 30 corridori (29 africani) che hanno corso i 10.000 m al di sotto dei 27 minuti è 170/ ± 6 cm e 56 ± 5 kg, con solo un corridore superiore a 178 cm o 70 kg. Inoltre, la maggior parte di questi atleti hanno vissuto ad alta quota e hanno iniziato l’attività fisica molto presto nella vita. In definitiva l’atleta che riuscirà a battere il muro delle 2 ore dovrà essere un mix perfetto delle variabili che Joyner inserì nella sua formula e, a quanto pare, per ora, in nessuno degli atleti esistenti questo mix ha consentito di battere il muro. Un’impresa titanica, quasi impossibile ma che molto probabilmente entro il 2025 vedremo realizzare.
13.10.2016
vincenzo triunfo
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Contabilizzazione del calore: nuovi obblighi per i condomini e come evitare di buttare soldi dalla finestra se tali obblighi non portano ad un risparmio economico reale! L’obbligo di termoregolazione e contabilizzazione del calore è stato introdotto dal dlgs. 102/2014 e prevede l’obbligo di contabilizzazione e termoregolazione degli edifici condominiali con impianti centralizzati di riscaldamento, raffrescamento ed acqua calda sanitaria entro il 31/12/2016. Tuttavia, il dlgs. 102/2014 è stato modificato ed integrato con il dlgs. 141/2016 entrato in vigore il 26/07/2016, che, all'art. 9 comma 5 lettere b) e c) statuisce quanto segue: "Per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi delle medesime: b) nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l'installazione entro il 31 dicembre 2016 a cura del proprietario, di sotto-contatori per misurare l'effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L'efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459. Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione o di inefficienza in termini di costi e sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, devono essere riportati in apposita relazione tecnica del progettista o del tecnico abilitato; c) nei casi in cui l'uso di sotto-contatori non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, per la misura del riscaldamento si ricorre, a cura dei medesimi soggetti di cui alla lettera b), all'installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per quantificare il consumo di calore in corrispondenza a ciascun corpo scaldante posto all'interno delle unità immobiliari dei condomini o degli edifici polifunzionali, secondo quanto previsto norme tecniche vigenti, salvo che l'installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459." In mancanza dell'adeguamento di cui ai punti b) e c) dell'art. 9 comma 5, sono previste sanzioni, che non sostituiscono l’intervento di adeguamento dell’impianto, da 500 € a 2.500 € per unità abitativa, a meno di una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato da cui risulta che l'installazione dei sotto-contatori o dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. In sintesi, la normativa prevede due soluzioni per ottemperare all'obbligo:  1)l'installazione di un impianto di termoregolazione e contabilizzazione del calore oppure 2) l'esonero dall'obbligo in caso di impossibilità tecnica o quando i risparmi energetici ed i conseguenti risparmi economici ad essi legati, potenzialmente ottenibili in seguito all'installazione del sistema, risultino esigui o non proporzionati rispetto al costo d'impianto. In tale caso, è necessario, però che un tecnico abilitato rediga una relazione nella quale dimostri che l'impianto non è tecnicamente realizzabile o economicamente conveniente. Sarebbe opportuno  per gli amministratori  affiancare  un tecnico al condominio per la scelta della migliore soluzione ai fini dell'ottemperanza dell'obbligo di cui al dlgs. 102/2016 e s.m.i., affinchè non incorra nelle relative sanzioni, indirizzandolo verso la soluzione più opportuna in base alle situazioni impiantistiche o di esercizio specifiche e/o differenti per ogni caso. L'attività consiste nella valutazione costi-benefici ai sensi della norma europea UNI EN 15459, come richiesto dalla normativa; attraverso tale valutazione verrà verificato che non venga realizzato l'adeguamento impiantistico di termoregolazione e contabilizzazione del calore, intervento piuttosto oneroso per i condomini, solo perché imposto dalla normativa, anche nei casi in cui lo stesso ciò non porta un significativo beneficio economico ed energetico al condominio. In tali casi, infatti, la stessa normativa (all'art. 9 comma 5 lettere b) e c) dlgs. 141/2016) esonera dall'obbligo di realizzazione, se tale circostanza è dimostrata da una relazione redatta da un tecnico abilitato. A tal fine si consiglia di verificare che il tecnico proponga almeno la deifnizione di 2 fasi come riportato di seguito: 1.      la prima consiste nella verifica della sussistenza della condizione di fattibilità tecnica - economica e sarà effettuata attraverso un sopralluogo e l'analisi di documentazione fornita dal condominio relativa alle caratteristiche del generatore di calore (dati presenti nel libretto di impianto) e allo storico dei consumi per riscaldamento (da fatture e bilanci a consuntivo). 2.      La seconda fase dipende dalle risultanze della prima, come di seguito esplicitato. Caso a) La verifica preliminare ha come esito l'impossibilità tecnica e/o economica di installazione dell'impianto di contabilizzazione: la seconda fase consisterà in una relazione tecnica redatta ai sensi del dlgs. 102/2014 e smi e con la metodologia indicata nella norma UNI EN 15459, da cui risultino tali evidenze. Caso b) Dalla fase di verifica non emergono situazioni particolari di impossibilità tecnica e/o economica di installazione dell'impianto di contabilizzazione: in questa evenienza, la seconda fase consisterà nella redazione del progetto del sistema di termoregolazione e contabilizzazione e relativo computo metrico, analisi delle offerte, nella direzione lavori e nella redazione delle nuove tabelle millesimali per la ripartizione delle spese ai sensi delle norme UNI EN 10200. Le attività da svolgere nei predetti casi sono riportate ed esplicitate qui di seguito. sopralluogo da parte di tecnico abilitato presso l’edificio in oggetto e la centrale termica, acquisizione della relativa documentazione disponibile (libretto di centrale, eventuale relazione legge 10/91, rilievo tipologia di impianto, fatture combustibile anni precedenti, etc.) verifica attraverso l'analisi dei dati rilevati durante il sopralluogo e di ulteriori documenti forniti dal condominio (fatture di fornitura, etc.) della fattibilità tecnica e della sussistenza della condizione di efficienza e proporzione dei costi dell'intervento rispetto ai risparmi energetici potenziali. Nel caso a) sopradescritto le attività seguenti la verifica saranno: redazione di relazione tecnica da parte di tecnico abilitato da cui risulta che l'installazione dei sotto-contatori o dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. In questi ultimi due casi la relazione sarà redatta conformemente alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459, come previsto dal dlgs. 102/2014 e smi. Nel caso b), invece, le attività saranno: valutazione delle prestazioni energetiche dell’edificio eseguita in conformità con la UNI/TS 11300 (parti 1, 2 e 4), e progettazione dell'impianto di contabilizzazione entrambi redatti da tecnico abilitato. In particolare, il progetto comprende: ·              acquisizione di tutti i documenti disponibili (schemi di impianto, schede tecniche, etc.) ·           se necessario, dipendentemente dal tipo di contabilizzazione, sopralluoghi per il rilievo di tutti i corpi scaldanti installati e la determinazione della potenza termica installata nelle diverse unità abitative valutazione delle prestazioni energetiche dell’edificio in conformità alla UNI/TS 11300 (parti 1, 2 e 4) al fine di individuare i parametri di rendimento medio stagionale di produzione della caldaia, oltre ad altri dati eventualmente richiesti, in relazione alla tipologia di impianto, dal criterio di ripartizione previsto dalla norma UNI 10200 o la spesa relativa alle perdite di distribuzione (a seconda del tipo di contabilizzazione necessario) ·           individuazione e progettazione della tipologia di impianto di termoregolazione e contabilizzazione per il condominio in oggetto (tipologia valvole termostatiche, tipologia impianto di contabilizzazione, sistema di acquisizione dati e relativa lettura) ·           eventuale dimensionamento della/e pompa/e di circolazione atta a garantire il corretto funzionamento in presenza di un impianto di termoregolazione ·              relazione tecnico-descrittiva ·              redazione del computo metrico Inoltre, il tecnico, su richiesta, si dovrà rendere disponibile ad assistere il condominio, nell'analisi delle offerte pervenute per valutarne la correttezza e congruità dal punto di vista tecnico-economico. Individuazione dei criteri di ripartizione delle spese secondo le norme UNI 10200:2015 e redazione delle redazione tabelle millesimali riscaldamento Direzione e asseverazione finale dei lavori

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