IL BLOG CURATO DA VINCENZO TRIUNFO

15.05.2017
vincenzo triunfo
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Breaking 2h Rompere il muro delle 2 ore nella maratona In un articolo pubblicato qualche mese fà, intitolato “Indoor rowing Vs corsa”, affrontammo il discorso relativo al consumo calorico di queste due discipline. Mi sembrava doveroso realizzare un articolo dedicato solo alla corsa, in occasione del tentativo di record della Maratona, per battere il muro delle 2 ore... Lo scorso 6 maggio, alle 5.30 del mattino sul circuito di Monza, tre super maratoneti hanno tentato di infrangere il muro delle due ore per concludere una maratona (42,195 km). L’impresa titanica si è conclusa con un nulla di fatto. Solo l’attuale campione olimpico di Rio 2016, il keniota Eliud Kipchoge si è avvicinato all'impresa, chiudendo Il percorso in 2h:00’:25”. Il tempo eccezionale, al di sotto di oltre due minuti dall’attuale record del mondo, non potrà essere omologato, perché mancavano i requisiti tipici di validazione imposti dalla federazione internazionale. In realtà, lo scopo era puramente rivolto a comprendere se il limite delle due ore, considerato un obiettivo quasi disumano, era attualmente alla portata degli atleti moderni e della tecnologia che la Nike ha messo a disposizione - anche per le scarpe create ad hoc per l’evento. In realtà, la ricerca scientifica dimostra che per l’uomo i limiti sembrerebbero non esserci mai e che, a ogni record battuto, ci avviciniamo in maniera asintotica a questo ipotetico limite. Inoltre, la storia ci insegna che anno dopo anno riusciamo a battere record che sembravano irraggiungibili. Sul limite delle due ore nella maratona, già negli anni ’90, si sono espressi molti ricercatori. In particolare, uno di essi, il prof. Michael Joyner dell’Università del Minnesota, nel 1991 pubblicò un documento in cui esaminava i concetti fondamentali riguardanti i fattori “limitanti” nelle prestazioni di resistenza, modellando i tempi di una maratona sulla base di diverse variabili: l’andamento dei record nella storia, le combinazioni di valori precedentemente riportati di assorbimento del massimo consumo di ossigeno (VO2max), la soglia di lattato e l’efficienza del gesto atletico nell’analisi del consumo energetico durante il percorso da parte dei maratoneti d'elite. Il concetto espresso da Joyner è che il VO2max imposta il limite superiore per il metabolismo aerobico - ci da la potenza massima che potremmo utilizzare teoricamente - mentre la soglia del lattato nel sangue con cui è possibile attuare una prestazione di durata pari a 120 minuti è correlata alla frazione di VO2max, che può essere sostenuta in eventi sportivi di distanza maggiori di circa 3.000 m, soglia oltre la quale l’atleta produrrebbe troppo lattato, costringendolo a fermarsi o rallentare. L'economia del gesto è infine un elemento fondamentale per interagire con le altre due variabili - la soglia di lattato e di VO2max - per determinare la velocità effettiva alla quale l’atleta potrà eseguire la sua prestazione, che è generalmente una velocità simile a (o leggermente più bassa) alla soglia del lattato sostenibile. Una varietà di combinazioni di queste variabili rilevate nei test sui corridori di élite ha determinato tempi di esecuzione stimati molto più veloci rispetto al record mondiale dell’epoca (2:06:50), e addirittura, Joyner predisse che il tempo più veloce per la maratona, da questo modello da lui impostato, poteva essere 1:57:48. Tempo realizzabile da un soggetto ideale con una VO2max di 84 ml.kg-1.min-1 -valore eccezionalmente elevato-, una soglia di lattato dell'85% del VO2max e un'eccezionale economia di funzionamento di tutta la macchina atleta. Questa analisi suggerisce che i miglioramenti sostanziali delle prestazioni nella maratona sono "fisiologicamente" possibili e che sicuramente c’è molto da fare per migliorare quello che forse è il limite più importante, ovvero l’efficienza di esecuzione o il costo energetico del gesto atletico. In un altro studio, più attuale, si è valutato cos'è il costo energetico dell’atleta. L’analogia più frequentemente utilizzata, per spiegare l'economia del gesto atletico, è quella relativa ai consumi di un’automobile - ovvero una misura di quanto carburante occorre per coprire una certa distanza. In realtà l’analogia dovrebbe considerare che il nostro corpo è più simile a un motore ibrido che utilizza più tipologie di carburanti. Di quale "combustibile" stiamo parlando nel caso specifico per un’atleta? Questa è la domanda esplorata in un nuovo articolo da ricercatori dell'Istituto Inglese di Sport della Loughborough University, pubblicato su Medicine & Science in Sports & Exercise Esistono due opzioni fondamentali per esprimere l'economia nell’esecuzione dell’esercizio fisico. Possiamo considerare sia "Quanto ossigeno bisogna fornire ai muscoli per eseguire un km?" Oppure ci si può chiedere: "Di quante calorie bisogna disporre per eseguire un km?" In teoria, la risposta alle due domande dovrebbe essere intercambiabile, perché l'ossigeno che i muscoli consumano è usato nella reazione che trasforma le calorie dei processi energetici metabolici. Ma in pratica, questo potrebbe non essere corretto. Lo studio di cui parliamo utilizza i dati di 172 corridori di élite testati all'EIS nel corso dell'ultimo decennio, con economia del gesto (o costo energetico) misurata a quattro velocità diverse al di sotto della soglia del lattato. Dallo studio si evince che, il numero di calorie bruciate per chilometro aumenta costantemente: più velocemente si esegue il test e più calorie si bruciano per coprire una determinata distanza. Mentre il costo dell'ossigeno per chilometro rimane pressoché uguale a tutte le velocità.  Perché esiste questa differenza? Lo studio affronta anche il concetto di "rapporto respiratorio", che riflette il rapporto tra carboidrati e grassi bruciati per produrre l'energia (ecco perché il nostro motore è un ibrido in termini di combustibile). Ed è evidente che mentre si velocizza l’andatura, si brucia una maggiore percentuale di carboidrati, cosa abbastanza ovvia perché si ottiene più energia per unità di ossigeno da carboidrati rispetto al grasso, questo spiega perché velocità superiori sono in grado di bruciare più calorie senza utilizzare più ossigeno. Qual è l’aspetto pratico di tutto ciò? Molto semplice: e quello che, per avere più energia devo cambiare combustibile, ma il combustibile carboidrati non aumenta solo la potenza e quindi la velocità, infatti se lo stesso utilizzo di combustibile viene incrementato troppo si innalza anche la produzione di acido lattico in maniera troppo elevata e tale meccanismo genera fatica e dolore e inoltre esiste un limite anche di riserve di carboidrati (glicogeno) che è estremamente ridotto rispetto alle riserve energetiche di grasso che un’atleta può avere. Non da meno sono le caratteristiche fisiche degli atleti che potranno raggiungere questo limite. Sempre Joyner, in un suo studio scrive What Will the 2-h Marathoner Look Like? Joyner ci dice che 42 delle 50 maratone più veloci sono state vinte da Keniani o Etiopi, l'altezza media e il peso dei 30 corridori (29 africani) che hanno corso i 10.000 m al di sotto dei 27 minuti è 170/ ± 6 cm e 56 ± 5 kg, con solo un corridore superiore a 178 cm o 70 kg. Inoltre, la maggior parte di questi atleti hanno vissuto ad alta quota e hanno iniziato l’attività fisica molto presto nella vita. In definitiva l’atleta che riuscirà a battere il muro delle 2 ore dovrà essere un mix perfetto delle variabili che Joyner inserì nella sua formula e, a quanto pare, per ora, in nessuno degli atleti esistenti questo mix ha consentito di battere il muro. Un’impresa titanica, quasi impossibile ma che molto probabilmente entro il 2025 vedremo realizzare.
13.10.2016
vincenzo triunfo
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Contabilizzazione del calore: nuovi obblighi per i condomini e come evitare di buttare soldi dalla finestra se tali obblighi non portano ad un risparmio economico reale! L’obbligo di termoregolazione e contabilizzazione del calore è stato introdotto dal dlgs. 102/2014 e prevede l’obbligo di contabilizzazione e termoregolazione degli edifici condominiali con impianti centralizzati di riscaldamento, raffrescamento ed acqua calda sanitaria entro il 31/12/2016. Tuttavia, il dlgs. 102/2014 è stato modificato ed integrato con il dlgs. 141/2016 entrato in vigore il 26/07/2016, che, all'art. 9 comma 5 lettere b) e c) statuisce quanto segue: "Per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi di ciascuna unità immobiliare e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi delle medesime: b) nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l'installazione entro il 31 dicembre 2016 a cura del proprietario, di sotto-contatori per misurare l'effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L'efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459. Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione o di inefficienza in termini di costi e sproporzione rispetto ai risparmi energetici potenziali, devono essere riportati in apposita relazione tecnica del progettista o del tecnico abilitato; c) nei casi in cui l'uso di sotto-contatori non sia tecnicamente possibile o non sia efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali, per la misura del riscaldamento si ricorre, a cura dei medesimi soggetti di cui alla lettera b), all'installazione di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali per quantificare il consumo di calore in corrispondenza a ciascun corpo scaldante posto all'interno delle unità immobiliari dei condomini o degli edifici polifunzionali, secondo quanto previsto norme tecniche vigenti, salvo che l'installazione di tali sistemi risulti essere non efficiente in termini di costi con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459." In mancanza dell'adeguamento di cui ai punti b) e c) dell'art. 9 comma 5, sono previste sanzioni, che non sostituiscono l’intervento di adeguamento dell’impianto, da 500 € a 2.500 € per unità abitativa, a meno di una relazione tecnica di un progettista o di un tecnico abilitato da cui risulta che l'installazione dei sotto-contatori o dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. In sintesi, la normativa prevede due soluzioni per ottemperare all'obbligo:  1)l'installazione di un impianto di termoregolazione e contabilizzazione del calore oppure 2) l'esonero dall'obbligo in caso di impossibilità tecnica o quando i risparmi energetici ed i conseguenti risparmi economici ad essi legati, potenzialmente ottenibili in seguito all'installazione del sistema, risultino esigui o non proporzionati rispetto al costo d'impianto. In tale caso, è necessario, però che un tecnico abilitato rediga una relazione nella quale dimostri che l'impianto non è tecnicamente realizzabile o economicamente conveniente. Sarebbe opportuno  per gli amministratori  affiancare  un tecnico al condominio per la scelta della migliore soluzione ai fini dell'ottemperanza dell'obbligo di cui al dlgs. 102/2016 e s.m.i., affinchè non incorra nelle relative sanzioni, indirizzandolo verso la soluzione più opportuna in base alle situazioni impiantistiche o di esercizio specifiche e/o differenti per ogni caso. L'attività consiste nella valutazione costi-benefici ai sensi della norma europea UNI EN 15459, come richiesto dalla normativa; attraverso tale valutazione verrà verificato che non venga realizzato l'adeguamento impiantistico di termoregolazione e contabilizzazione del calore, intervento piuttosto oneroso per i condomini, solo perché imposto dalla normativa, anche nei casi in cui lo stesso ciò non porta un significativo beneficio economico ed energetico al condominio. In tali casi, infatti, la stessa normativa (all'art. 9 comma 5 lettere b) e c) dlgs. 141/2016) esonera dall'obbligo di realizzazione, se tale circostanza è dimostrata da una relazione redatta da un tecnico abilitato. A tal fine si consiglia di verificare che il tecnico proponga almeno la deifnizione di 2 fasi come riportato di seguito: 1.      la prima consiste nella verifica della sussistenza della condizione di fattibilità tecnica - economica e sarà effettuata attraverso un sopralluogo e l'analisi di documentazione fornita dal condominio relativa alle caratteristiche del generatore di calore (dati presenti nel libretto di impianto) e allo storico dei consumi per riscaldamento (da fatture e bilanci a consuntivo). 2.      La seconda fase dipende dalle risultanze della prima, come di seguito esplicitato. Caso a) La verifica preliminare ha come esito l'impossibilità tecnica e/o economica di installazione dell'impianto di contabilizzazione: la seconda fase consisterà in una relazione tecnica redatta ai sensi del dlgs. 102/2014 e smi e con la metodologia indicata nella norma UNI EN 15459, da cui risultino tali evidenze. Caso b) Dalla fase di verifica non emergono situazioni particolari di impossibilità tecnica e/o economica di installazione dell'impianto di contabilizzazione: in questa evenienza, la seconda fase consisterà nella redazione del progetto del sistema di termoregolazione e contabilizzazione e relativo computo metrico, analisi delle offerte, nella direzione lavori e nella redazione delle nuove tabelle millesimali per la ripartizione delle spese ai sensi delle norme UNI EN 10200. Le attività da svolgere nei predetti casi sono riportate ed esplicitate qui di seguito. sopralluogo da parte di tecnico abilitato presso l’edificio in oggetto e la centrale termica, acquisizione della relativa documentazione disponibile (libretto di centrale, eventuale relazione legge 10/91, rilievo tipologia di impianto, fatture combustibile anni precedenti, etc.) verifica attraverso l'analisi dei dati rilevati durante il sopralluogo e di ulteriori documenti forniti dal condominio (fatture di fornitura, etc.) della fattibilità tecnica e della sussistenza della condizione di efficienza e proporzione dei costi dell'intervento rispetto ai risparmi energetici potenziali. Nel caso a) sopradescritto le attività seguenti la verifica saranno: redazione di relazione tecnica da parte di tecnico abilitato da cui risulta che l'installazione dei sotto-contatori o dei sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali non è tecnicamente possibile o non è efficiente in termini di costi o non è proporzionata rispetto ai risparmi energetici potenziali. In questi ultimi due casi la relazione sarà redatta conformemente alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459, come previsto dal dlgs. 102/2014 e smi. Nel caso b), invece, le attività saranno: valutazione delle prestazioni energetiche dell’edificio eseguita in conformità con la UNI/TS 11300 (parti 1, 2 e 4), e progettazione dell'impianto di contabilizzazione entrambi redatti da tecnico abilitato. In particolare, il progetto comprende: ·              acquisizione di tutti i documenti disponibili (schemi di impianto, schede tecniche, etc.) ·           se necessario, dipendentemente dal tipo di contabilizzazione, sopralluoghi per il rilievo di tutti i corpi scaldanti installati e la determinazione della potenza termica installata nelle diverse unità abitative valutazione delle prestazioni energetiche dell’edificio in conformità alla UNI/TS 11300 (parti 1, 2 e 4) al fine di individuare i parametri di rendimento medio stagionale di produzione della caldaia, oltre ad altri dati eventualmente richiesti, in relazione alla tipologia di impianto, dal criterio di ripartizione previsto dalla norma UNI 10200 o la spesa relativa alle perdite di distribuzione (a seconda del tipo di contabilizzazione necessario) ·           individuazione e progettazione della tipologia di impianto di termoregolazione e contabilizzazione per il condominio in oggetto (tipologia valvole termostatiche, tipologia impianto di contabilizzazione, sistema di acquisizione dati e relativa lettura) ·           eventuale dimensionamento della/e pompa/e di circolazione atta a garantire il corretto funzionamento in presenza di un impianto di termoregolazione ·              relazione tecnico-descrittiva ·              redazione del computo metrico Inoltre, il tecnico, su richiesta, si dovrà rendere disponibile ad assistere il condominio, nell'analisi delle offerte pervenute per valutarne la correttezza e congruità dal punto di vista tecnico-economico. Individuazione dei criteri di ripartizione delle spese secondo le norme UNI 10200:2015 e redazione delle redazione tabelle millesimali riscaldamento Direzione e asseverazione finale dei lavori
Fra poco inizia l'estate, i problemi della mobilità dei piccoli comuni a vocazione turistica rimangono un punto fermo durante tutto il periodo estivo! Ogni attività antropica genera un impatto sull’ambiente, alcune di esse sono assolutamente compatibili con la capacità di assorbimento e riciclo che il  nostro pianeta possiede, mentre altre sono di gran lunga al di sopra di tali capacità. Per poter indicare in maniera oggettiva quali sono le attività che possono essere gestite dal sistema terra e quali invece provocano un alterazione dell’equilibro ambientale, dovremmo misurare gli effetti di ogni azione valutandone il peso in funzione del numero di volte che la stessa si ripete in un determinato intervallo di tempo. La ricerca scientifica ha sviluppato una serie di indici di misura, tra cui le impronte ecologiche; ad esempio La Carbon footprint (letteralmente, "impronta di carbonio") che rappresenta l'emissione di gas climaalteranti (CO2, CH4, Ossido nitroso N2O, Idrofluorocarburi HFCs, Perfluorocarburi PFCs e Esafloruro di zolfo SF6) attribuibile ad un prodotto, un'organizzazione o un individuo. Attraverso questi indici viene così misurato l'impatto che tali emissioni hanno sui cambiamenti climatici di origine antropica. La carbon footprint è espressa in termini di kg di CO2e (CO2 equivalente). Una delle attività che, senza ombra di dubbio, generano un impatto assolutamente non gestibile dal sistema pianeta è il trasporto di persone e merci che attualmente è sviluppato con più o meno intensità in ogni angolo del pianeta. Andare a scuola in autobus o metrò, andare in auto privata al centro commerciale, visitare i parenti o andare in vacanza con un aereo piuttosto che una nave, per tutte le azioni che richiedono spostamenti da un luogo all’altro o l’approvvigionamento di beni, anche da grandi distanze, dipendiamo dai trasporti. Ma non si tratta soltanto delle grandi direttrici dei trasporti su strada, via mare o via aerea, che ci forniscono tonnellate di merci da tutto il mondo. Parliamo anche dei nostri spostamenti quotidiani in automobile, autobus, treno, natanti a motore di ogni genere o aeromobili che hanno un impatto rilevante sui consumi energetici e sull’ambiente. I trasporti, che virtualmente ci avvicinano e permettono all’economia di funzionare, hanno anche degli effetti indesiderati non trascurabili che influenzano direttamente la nostra vita. I sistemi di trasporto hanno tra le ripercussioni più importanti non soltanto l’inquinamento atmosferico e acustico, ma anche un contributo significativo ai cambiamenti climatici, ad esempio con le emissioni di CO2. Ma in realtà un veicolo inizia ad inquinare appena viene progettato e finisce di inquinare praticamente mai. Percehè anche quando arriva a fine vita avrà un impatto di gestione non indifferente. Per capire quale sia il costo ambientale da pagare a fronte dei vantaggi offerti dai veicoli ibridi plug-in ed elettrici, occorre quindi analizzare tutto il ciclo di vita dei veicoli e confrontarli con veicoli a combustione interna. A questo fine uno degli strumenti di indagine scientifica più interessanti è l’analisi del ciclo di vita, o Life Cycle Assessment (LCA) Per poter tentare di ridurre gli impatti durante tutto il ciclo di vita, oggi siamo sempre più impegnati nella ricerca di nuove tecnologie che ci consentano di migliorare sempre più il sistema dei trasporti, lasciando invariato il servizio, ma che contestualmente ci consentano di ridurre le emissioni e conseguentemente l’impatto delle stesse sull’ambiente. Gli stessi enti istituzionali, ad ogni livello, attraverso una normativa sempre più severa ed una ricerca anche di modifica delle abitudini della cultura del trasporto, tentano di migliorare il sistema per evitarne il collasso. Nel documento riportato nel link, affronteremo un argomento che potrebbe sembrare di nicchia: “la mobilità nei piccoli comuni con vocazione turistica” il caso Cilento, ma che in realtà, dato il numero elevatissimo di comuni presenti sul territorio Italiano con le caratteristiche che riportiamo, risolvere questi problemi potrebbe dare un gran contributo alla questione generale della mobilità. Il tema della mobilità sostenibile sta divenendo negli ultimi anni uno degli argomenti di maggiore dibattito nell'ambito delle politiche ambientali locali, nazionali e internazionali, In Italia il settore dei trasporti produce oltre il 49% delle emissioni di polveri sottili (PM10) di cui oltre il 65% di queste deriva dal trasporto stradale. Il sistema dei trasporti è quindi considerato uno dei maggiori responsabili dell'inquinamento atmosferico. Il miglioramento del sistema dei trasporti, in particolare in ambito urbano, rappresenta una delle priorità per i paesi che vogliono favorire una migliore qualità della vita dei cittadini, in termini di relazioni sociali e culturali, in ambito locale, nazionale e internazionale e nel creare nuove opportunità economiche. Di seguito il link allo studio da me redatto “la mobilità nei piccoli comuni con vocazione turistica” il caso Cilento

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