Il passaggio dall'era dei combustibili fossili a quello delle risorse rinnovabili impone un cambio culturale nel modo di spostarsi, di produrre, consumare l'energia e fabbricare le merci
Il passaggio dall'era dei combustibili fossili a quello delle risorse rinnovabili impone un cambio culturale nel modo di spostarsi, di produrre, consumare l'energia e fabbricare le merci 

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TUTTI GLI INTERVENTI RADIOFONICI Di VINCENZO TRIUNFO SU ENERGIA E SVILUPPO SOSTENIBILE

13.01.2020
Vincenzo Triunfo
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La Germania, l’energia e il post Fukushima Nel 2011, all’indomani del disastro nucleare  di Fukushima,  la Germania decise di sospendere gradualmente la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, fissando entro il 2022 la chiusura definitiva di tali centrali.  La scelta di Berlino non ha risparmiato il paese da un innumerevole numero di polemiche, in quanto, per una frangia di esperti e gruppi ambientalisti, l’uscita dal nucleare da un lato avrebbe avuto un risvolto positivo nei confronti della sicurezza, in termini di eventuali disastri ambientali in caso di incidente, dall’altro, per bilanciare l’energia non più prodotta dal nucleare, avrebbe aperto le porte ancor più al carbone, causando un disastro ben peggiore. La Germania, dal suo canto, ha da tempo programmato una sostituzione degli impianti classici -da fonte fossile- con impianti che utilizzassero in maniera sempre più elevata le fonti rinnovabili a disposizione, in particolare la fonte eolica e solare; e, ad oggi, a distanza di otto anni da quella scelta da parte del Bundestag, cosa è realmente accaduto? Per fornirci una risposta, ci viene in aiuto il portale tedesco del Fraunhofer institute: https://www.energy-charts.de/.  Un sito in cui è possibile reperire ogni informazione relativa al mondo della produzione di energia elettrica della locomotiva d’Europa. Il progetto di uscita dal nucleare è iniziato sicuramente prima di Fukushima. Infatti, come si evince dalla figura 1, già dal 2000 il numero di impianti nucleari non è più cresciuto, ma è proprio con il 2011 che si è registrata un’accelerazione nella dismissione con “deadline” il 2022. Figura 1 Capacità di generazione degli impianti nucleari in Germania fino al 2022 Ricercando i dati relativi all’anno 2010,  rispetto alla composizione delle quantità di energia elettrica prodotta per fonte in Germania, si registra un apporto del nucleare pari a oltre 130 TWh (figura 2), svettando come prima fonte nell’assortimento tedesco per la produzione di nergia elettrica, seguito a ruota dalla lignite e in terza posizione dall’antracite – carbone-.  Figura 2 - Ripartizione della produzione di energia nel 2010 per fonte Nel 2010 le fonti rinnovabili rappresentavano il 19,2 % dell’intera produzione germanica ( fig.2).  A questo punto non ci resta che verificare quale sia stata l’evoluzione dell’andamento di produzione del nucleare , del carbone (lignite + antracite) e delle fonti rinnovabili fino al novembre 2019. Su base annua nel 2018 il nucleare ha rappresentato il 13% della produzione,  scendendo di oltre 11 punti, il carbone da lignite è rimasto costante al 24% e l’antracite è passata dal 19 % al 10 %; mentre le rinnovabili sono cresciute da una produzione del 19,2 % al  40,6 %.  Nel 2019, dati aggiornati all’ 8/12/19, i valori sono ancora più interessanti • Rinnovabili al 45,7 % • Nucleare al 13,7 % • Carbone lignite 20 % • Carbone antracite 10%. In questi 8 anni, al contrario di ciò che si possa pensare, il gas metano non ha subito aumenti in termini di utilizzo, anzi in questi ultimi anni il valore di TWh prodotti con gas metano è diminuito (per ovvi motivi anche economici) non essendo questa tecnologia in Germania utilizzata pe il “baseload”.  In definitiva, l’intera diminuzione di produzione da nucleare e anche dal carbone (entrambi tecnologie del baseload tedesco) è stata bilanciata  dall’aumento sensibile che le rinnovabili hanno  subito in questi ultimi 8 anni. Fornendo, ormai, un kWh su due prodotti nel paese. Figura 4 - Ripartizione della produzione di energia nel 2019 per fonte Tale aumento, forse non porterà la Germania a rispettare l’uscita dal nucleare al 2022, ma  certamente la porterà ad essere uno dei paesi al mondo con la % più elevata di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Obiettivo non difficile per nazioni poco popolose e scarsamente  industrializzate, ma non certo per un paese che oggi rappresenta a livello mondiale una delle quattro nazioni più importanti in termini di economia e con un livello di qualità della vita estremamente alto per oltre 70 milioni di abitanti.  Infine, è interessante vedere come lo “switch” verso le rinnovabili ha comportato anche delle variazioni importanti, quale l’aumento della capacità produttiva in Germania dal 2002 ad oggi, registrando un raddoppio del valore di GW installati: da 105 a 210; a fronte di un aumento di  Figura 5 Variazione della capacità di generazione dal 2002 ad oggi energia prodotta di non oltre il 10 % passando dai 503 TWh del 2002 ai 545 TWh del 2018. Oltre alla necessità, da qui a breve, per poter eliminare il baseload del nucleare, di incrementare in maniera significativa gli accumuli presenti sul territorio. Figura 6 capacità  installata di accumuli e nucleare dal 2002 ad oggi
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