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TUTTI GLI INTERVENTI RADIOFONICI Di VINCENZO TRIUNFO SU ENERGIA E SVILUPPO SOSTENIBILE

12.12.2017
vincenzo triunfo
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Negli ultimi dieci anni, mediamente, nell'Unione Europea i prezzi dell’energia elettrica, per i clienti domestici, sono aumentati di oltre il 24%. Nel bel paese paghiamo in proporzione più che negli altri Stati membri ed i motivi sono per sostegno alle rinnovabili e per le tasse, mentre ci rifacciamo sul minor carico per oneri di rete e di distribuzione. Gli italiani pagano l’energia elettrica più cara rispetto alla maggior parte degli europei, ci classifichiamo sesti in un’ipotetica scala di costi dal più caro al meno caro, anche se i costi dal 2008 sono saliti in tutta l’UE. A pesare in Italia, come noto, sono soprattutto gli oneri per il sostegno alle fonti rinnovabili la famosa componente A3, per i quali in proporzione paghiamo più degli altri, mentre da noi è minore il carico per rete e distribuzione. Come si vede dal grafico riportato di seguito, dal 2008 i prezzi elettrici in bolletta nell’UE+Norvegia sono cresciuti in media del 26,4% per gli utenti domestici e del 5,8% per quelli industriali; nonostante nel 2016 ci sia stata un’inversione di trend, con un calo sul 2015 rispettivamente del 2,1 e del 7,1% per domestici e industriali. Nel 2016, per i domestici il costo retail medio del kWh nell’UE allargata alla Norvegia si è attestato sui 20,53 €cent e per gli industriali a 10,73. L’Italia, come detto, si posiziona al sesto posto in Europa in quanto a costo dell’elettricità per i clienti finali nel settore residenziale. Come si vede nel grafico sotto, hanno bollette più onerose rispetto a noi la Danimarca, Germania, Portogallo, Belgio e Spagna. Nel grafico successivo sono stati analizzati i prezzi praticati a clienti domestici con consumi superiori ai 3.500 kWh, valori di consumo di circa un terzo delle famiglie italiane, e si nota come sulle nostre bollette incidano molto gli oneri per gli incentivi alle fonti rinnovabili. Quella che da noi è la componente A3(RES) incide, infatti, per il 22% del costo: il sostegno alle rinnovabili contribuisce, dunque, per un punto in più che nelle bollette dei tedeschi, dei norvegesi e degli slovacchi. Ricordiamo che il peso degli oneri dati dalla componente  A3 in Italia, crollerà nettamente nei prossimi anni: secondo le stime GSE, per la graduale uscita dal periodo incentivato degli impianti, si passerà dai 12,4 miliardi di euro impegnati quest’anno a 11,7 miliardi nel 2020, 7 miliardi nel 2030 e 2,1 miliardi nel 2032. In Italia paghiamo invece meno che nel resto d’Europa per oneri di trasmissione e distribuzione, che da noi pesano per il 19%: percentuale superiore solo a quella di Grecia (16%) e Malta (17%) e corrispondente a meno della metà dei Paesi più cari (Norvegia 48%, Lussemburgo 43%, Danimarca 38%). La componente energia delle bollette elettriche invece va dal 78% di Malta al 13% della Danimarca, con l’Italia a metà classifica con il 38%. La Danimarca è invece in testa a tutti i paesi per peso fiscale (tasse più Iva) con il 57%. Seguono Svezia (38%), Belgio (34%) e Norvegia (32%, appena l’1% sopra a Germania e Finlandia). L’Italia è anche qui nella media con il 20%.
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